Dagli inizi quasi casuali con una spada in mano alle medaglie più importanti, passando per sconfitte, trasferte in giro per il mondo, alimentazione, social, amicizie e vita fuori dalla pedana. È scivolata via veloce, tra racconti e aneddoti, la chiacchierata con le quattro campionesse mondiali della spada al Festival dello Sport di Trento, davanti a un pubblico numeroso e soprattutto giovane. Un incontro che ha raccontato non soltanto le atlete capaci di salire sul tetto del mondo, ma anche quattro percorsi molto diversi che hanno trovato nella squadra il loro punto di forza.
Al centro del racconto è finito inevitabilmente l’oro mondiale conquistato a Hong Kong, con Alberta Santuccio ancora una volta chiamata a chiudere la finale contro l’Estonia. "È stato un assalto assolutamente tirato, però la voglia di vincere era troppa – ha raccontato –. Non volevo deludere nessuno e abbiamo portato a casa questo mondiale".
Una responsabilità costruita però sul lavoro di tutte. "Siamo una squadra ben allineata, ormai ognuna sa cosa deve fare – ha spiegato Rossella Fiamingo –. Alberta è il muro, è quella che di solito riesce meglio nel ruolo di chiusura. Siamo diverse, ma ci conosciamo bene e riusciamo a comunicare e trasmettere fiducia".
La più giovane del quartetto è Gaia Caforio, 23 anni, arrivata in una formazione che aveva già conquistato l’oro olimpico a Parigi. "Entrare in una squadra così forte e vincente non è stato facile, però le ragazze mi hanno accolta bene fin dall’inizio. Siamo molto unite e proprio perché ci completiamo è tutto più facile". A Trento, Caforio è arrivata direttamente dall’Ungheria, dai Mondiali Militari, facendo toccare con mano al pubblico - in un fuori programma - la medaglia d’oro appena conquistata. Questa volta, nella finale, è stata proprio lei a chiudere l’assalto, scherzando sul palco sul fatto di non voler comunque prendere il posto di Alberta Santuccio. E il prossimo sogno lo ha già indicato, "Spero anche di andare alle Olimpiadi – ha detto –. Non pensavo di arrivare fin qui così presto e sento che il percorso è quello giusto".
Di cadute e ripartenze ha parlato invece Giulia Rizzi, raccontando gli anni trascorsi in Francia, spinta da motivi personali, un periodo durante il quale ha visto "i risultati sprofondare", senza riuscire a trovare punti di riferimento. Un anno prima delle Olimpiadi ha deciso così di tornare a Udine e ripartire. "Da lì è cambiato qualcosa, c’è stato uno switch", ha ricordato. Nel giro di un anno è entrata in squadra e si è qualificata per Parigi. Tornare nella capitale francese, dove aveva vissuto per sei anni, è stato per lei un tuffo al cuore. "Vincere con le francesi è stata proprio una liberazione all'ultima stoccata".
Non sono mancati i messaggi rivolti ai tanti ragazzi presenti. Rossella Fiamingo ha ricordato come nello sport sconfitte e vittorie facciano parte dello stesso percorso, "Si cade, si perde tantissime volte e si vince poche volte. Non bisogna prendere i commenti negativi come una sentenza, l’importante è l’impegno e dare tutto per raggiungere il risultato". Rossella ha ricordato anche l’emozione della cerimonia di chiusura dei Giochi di Parigi, vissuta da portabandiera azzurra insieme al campione olimpico di nuoto Gregorio Paltrinieri; un momento che non avrebbe mai immaginato di vivere e che ha assunto per lei un significato ancora più speciale proprio perché condiviso con Gregorio, il suo compagno.
E sul finale lo sguardo si è spostato inevitabilmente verso Los Angeles 2028. Prima, però, ci sarà la qualificazione da conquistare. "Dobbiamo qualificarci, siamo sempre molto umili e con i piedi per terra – ha ricordato Rizzi – ma ce la metteremo tutta".




