Giovedì, 01 Ottobre 2026 - 12:07 Comunicato 2832

Dal trionfo olimpico di Atene 2004 alla televisione, il campione livornese si racconta al Festival dello Sport di Trento
Aldo Montano, tra vittorie, sconfitte e ironia

Una chiacchierata a tutto campo, tra ricordi olimpici, scherma, sconfitte e una seconda vita sotto i riflettori: Aldo Montano è stato protagonista nella prima giornata del Festival dello Sport di Trento. Ospite del panel “Un altro Podcast”, lo schermidore livornese ha risposto alle domande della giornalista Chiara Soldi davanti a un pubblico di giovani e giovanissimi.
Un altro podcast Nella foto: Chiara Soldi, Aldo Montano [ Alessandro Holneider - Archivio ufficio stampa Pat]

Il campione olimpico, medaglia d'oro ad Atene 2004, ha ripercorso la propria carriera con l’ironia che lo ha sempre contraddistinto, soffermandosi sui momenti che ne hanno segnato il percorso. “Sono stato un atleta - ha raccontato - che non ha avuto una carriera lineare: ho fatto parecchi alti e bassi. Ad Atene non partivo tra i favoriti: è stata una gara tutta giocata in rimonta. Per me il sogno era esserci alle Olimpiadi, già quello è stato un successo. La vittoria, poi, è avvenuta in una giornata davvero speciale, anche per il contesto: si gareggiava in Grecia, patria delle Olimpiadi, erano presenti amici e familiari sugli spalti, assieme all’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, livornese come me".

Il valore di quella medaglia, però, è legato anche a ciò che è successo dopo. "L’oro arrivò nell’agosto del 2004 e già a settembre la situazione era cambiata. Posso dire che il mio periodo di invincibilità è durato tre mesi”, ha raccontato con il sorriso, ricordando anche il soprannome di “chirurgo”, dato dai compagni di squadra dopo una sconfitta avvenuta subito dopo le Olimpiadi. “Nella vita - ha commentato - si va avanti e i bei ricordi restano. Le vittorie insegnano poco, te le godi. Dalle sconfitte invece impari tanto e riparti”.

Montano ha quindi parlato dell’amore per gli allenamenti e per tutto ciò che sta dietro alla gara, spiegando anche il legame con la sciabola, disciplina che sente particolarmente vicina al proprio carattere, “meno riflessiva e più di cuore, più impulsiva”. Una passione - ha specificato - di famiglia, ereditata dal padre e dal nonno, anch’essi schermidori.

Infine, dopo aver dato una dimostrazione pratica di sciabola sul palcoscenico, ha parlato della seconda vita, nel mondo dello spettacolo. Iniziata come inviato di “Quelli che il calcio” e proseguita tra reality, televisione e nuove esperienze. Un percorso vissuto, ha spiegato, con “divertimento, piacere e curiosità verso esperienze nuove".

(lb)


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