A facilitare il dialogo è stata Elisa Rapetti, ricercatrice della Fondazione Franco Demarchi, che ha sottolineato come il rapporto tra radici territoriali e apertura al futuro non debba essere letto in termini oppositivi: «Le radici non sono il contrario del movimento, sono ciò che permette il movimento». Una riflessione che ha attraversato l’intero panel, evidenziando la necessità di ripensare il legame tra appartenenza, mobilità e possibilità di costruire futuro.
Nel corso dell’incontro Pietro Sala della Fondazione Megalizzi ha proposto una riflessione sull’Europa come spazio di opportunità, partecipazione e cittadinanza attiva, richiamando il ruolo delle giovani generazioni nella costruzione di un progetto europeo condiviso e aperto. «L’Unione europea è un progetto politico senza precedenti. Proprio per questo partecipazione e immaginazione sono fondamentali per disegnarne la traiettoria futura. L’Europa del 2050 dipenderà non solo dalle crisi che affronteremo, ma anche dallo spazio che avremo il coraggio di aprire alle nuove generazioni», ha dichiarato, aprendo a scenari futuri caratterizzati da mobilità europea circolare e co-costruzione attiva delle politiche da parte dei giovani.
Attorno alla creazione di spazio e di condizioni sul territorio trentino che rendano possibile immaginare prospettive di vita significative è ruotato l'intervento di Sabrina Berlanda, ricercatrice della Fondazione Franco Demarchi e coautrice assieme a Maria Nardello di Tra radici e orizzonti: l'emigrazione giovanile raccontata dalle famiglie, la ricerca commissionata dal Servizio coesione territoriale, politiche abitative e valorizzazione del capitale sociale trentino all'estero della Provincia autonoma di Trento. «Per troppo tempo abbiamo raccontato i territori attraverso ciò che mancava: giovani, servizi, opportunità, futuro. Non si costruisce futuro sull’incertezza. Un territorio davvero abitabile è quello in cui le persone possono immaginare una vita felice, sentirsi accolte e avere lo spazio reale per costruire progetti. La vera sfida oggi non è aggiungere nuove iniziative o interventi, ma avere il coraggio di cedere spazio e fiducia alle giovani generazioni», ha affermato.
Stefano Laffi, sociologo e co-fondatore della cooperativa sociale Codici Ricerca e Intervento di Milano, ha fornito una chiave di lettura su come cresceranno quelli che saranno gli adulti del 2050: «Cresceranno senza modelli fissi, senza vite lineari, senza scelte irreversibili. Cambieranno lavoro, legami, direzione, correggendo la rotta ogni giorno in un mondo inesplorato. Non avranno una stella polare unica, ma un apprendimento continuo. Per chi educa è una sfida radicale: non chiedere più ‘cosa farai da grande?’, ma ‘chi vuoi essere?’. Sarà una generazione di pionieri, più che di esecutori».




