Domenica, 27 Settembre 2026 - 18:01 Comunicato 2794

Andrea Pennacchi al Trentodoc Festival: dal Pojana a Omero

Raccontare storie per comprendere il mondo e, attraverso di esse, capire qualcosa in più di noi stessi. È attorno a questo filo che Andrea Pennacchi, attore, drammaturgo e regista teatrale, ha costruito il suo dialogo con la caporedattrice di Corriere della Sera Roberta Scorranese nell’incontro “Andrea Pennacchi: la Piccola Odissea del Pojana, viaggio tra teatro e cinema”, nell’ambito del Trentodoc Festival. Un viaggio tra teatro e cinema, Omero e il Veneto, esperienze personali e memoria collettiva, nel quale Pennacchi ha ripercorso un percorso artistico cresciuto soprattutto sul palcoscenico prima di raggiungere il grande pubblico anche attraverso il cinema e la televisione. Linguaggi diversi che nella sua esperienza continuano a incontrarsi attorno a un elemento fondamentale: la forza del racconto.
ANDREA PENNACCHI: LA PICCOLA ODISSEA DEL POJANA, VIAGGIO TRA TEATRO E CINEMA Nella foto: Andrea Pennacchi [ Monica Condini - Archivio Ufficio Stampa Pat ]

Partire dal reale per arrivare a qualcosa di universale è uno dei meccanismi che attraversano il suo lavoro. Persone incontrate, luoghi, osterie e radici diventano materiale narrativo e possono trasformarsi in storie nelle quali anche gli altri riescono a riconoscersi. Un processo che Pennacchi ha accostato alla forza del mito, capace di attraversare il tempo proprio perché continua a parlare all’esperienza umana.
Emblematico è il Pojana, il personaggio che ha contribuito a far conoscere Pennacchi a un pubblico sempre più vasto. Una figura profondamente radicata nel Veneto, nata dall’osservazione di una realtà precisa ma progressivamente diventata trasversale. Attraverso l’ironia, il Pojana porta sulla scena atteggiamenti e contraddizioni in cui tutti si possono rivedere. Il rapporto con le radici attraversa del resto buona parte della poetica di Pennacchi. Nel racconto entrano la famiglia, le persone conosciute, il Veneto e un patrimonio di esperienze che non viene semplicemente ricordato, ma continuamente rielaborato. Le storie individuali diventano così un punto di partenza per interrogarsi sull’identità e sulle trasformazioni della società contemporanea.
Nel dialogo è emerso inevitabilmente anche il rapporto tra teatro e cinema. Il cinema e la televisione hanno permesso a Pennacchi di raggiungere un pubblico molto ampio, ma il palcoscenico teatrale conserva una caratteristica difficilmente sostituibile: la relazione immediata tra chi racconta e chi ascolta. È proprio questa assenza di mediazioni a rendere il teatro un’esperienza particolare. Attore e pubblico condividono uno stesso spazio e uno stesso tempo e ogni rappresentazione nasce anche dalla relazione che si crea in quel momento. Una dimensione essenziale per Pennacchi, nella quale il racconto torna quasi alla sua forma originaria: persone che si incontrano e si raccontano storie. Lo stesso accade con l’Odissea, entrata molto presto nella vita dell’attore. Pennacchi ha ricordato un libro danneggiato dalla pioggia e pazientemente salvato dalla madre, che ne asciugò e stirò le pagine una a una prima di regalarglielo. Da ragazzo vi ritrovò eroi, mostri e avventure, gli stessi ingredienti delle storie che già amava, ma anche qualcosa di diverso: parole capaci di fermarlo durante la lettura e di continuare a interrogarlo.
Tra i temi dell’Odissea sui quali Pennacchi si è soffermato c’è la scelta di Ulisse di restare mortale, rinunciando all’immortalità offertagli da Calipso. Un passaggio antico che diventa occasione per interrogare un’aspirazione estremamente contemporanea: quella a prolungare indefinitamente l’esistenza e a superare i limiti dell’uomo. Alla lunghezza della, vita Pennacchi ha contrapposto, richiamando anche Ruzante, la quantità di vita che riusciamo realmente a mettere nella nostra esistenza. Nel suo percorso convivono così narrazione, teatro civile, letteratura, autobiografia e ironia. Anche esperienze apparentemente lontane dalla scena, come il rugby, entrano nel bagaglio dal quale attingere per costruire personaggi e storie. Non esistono compartimenti stagni: ciò che viene vissuto può diventare racconto e ciò che viene raccontato può offrire una prospettiva diversa sulla realtà.
L’incontro al Trentodoc Festival ha fatto emergere anche un aspetto più personale: il legame di Andrea Pennacchi con il Trentino, territorio che conosce e frequenta anche come meta delle proprie vacanze. Un rapporto fatto di luoghi, esperienze e convivialità, nel quale trova spazio anche l’apprezzamento dichiarato dall’attore per il Trentodoc.
Un elemento che ha riportato il dialogo dal viaggio universale di Ulisse alla dimensione concreta dei territori e delle esperienze personali. Dal Veneto al Trentino, dal Pojana a Ulisse, dal palcoscenico allo schermo, rimane lo stesso filo conduttore: la capacità delle storie di partire da un luogo, da una persona o da un’esperienza particolare e diventare patrimonio di tutti. E se ognuno, nel proprio viaggio, è alla ricerca della propria Itaca, quella di Pennacchi conduce alle sue origini: ai luoghi, alle persone e alle storie dalle quali tutto è cominciato e alle quali, attraverso il racconto, continua a tornare.

Il Trentodoc Festival è promosso dalla Provincia autonoma di Trento e organizzato da Istituto Trentodoc e Trentino Marketing, in collaborazione con Corriere della Sera.

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(pb)


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