Bordon ha poi passato la parola a Gianni Malossini, direttore dell’unità operativa che ha illustrato l’attività della struttura. «La nostra – ha detto Malossini – è una funzione multizonale con sede istituzionale a Trento e sede operativa a Rovereto. Svolgiamo attività ambulatoriale anche nelle sedi di Arco, Borgo Valsugana, Cavalese, Cles e Tione per un totale di più di 12 mila visite all’anno. I pazienti seguiti dall’unità operativa sono per il 75% uomini e per il 25% donne.
L'attività chirurgica dall'Unità operativa multizonale di urologia ha avuto negli ultimi anni un aumento crescente dei casi oncologici trattati e un aumento della specializzazione delle tecniche utilizzate, portandosi ai livelli di efficacia e sicurezza analoghi ad altri centri europei. L’unità operativa effettua interventi in endoscopia, prevalentemente alla vescica e alla prostata per tumori vescicali e ipertrofia prostatica; in questo abito si collocano le metodiche laser e la TURP (prostatectomia transuretrale). Vi è inoltre una consistente attività chirurgia urologica, prevalentemente oncologica per il trattamento di tumori prostatici, del rene e della vescica. La chirurgia urologica negli anni si è evoluta da terapia di necessità a terapia conservativa, passando dalle tecniche di chirurgia tradizionale (open) a quelle in laparoscopia fino ad arrivare alla più recente chirurgia robotica che consente di intervenire sulla parte malata in modo tale da ridurre al minimo la compromissione della funzionalità dell’organo. Con le tecniche di chirurgia robotica dal 2012 allo scorso giugno sono stati effettuati dall’équipe dell’urologia trentina 380 prostectomie radicali, 120 nefrectomie parziali, trattamenti conservativi per la cura del tumore del rene, 28 pieloplastiche e 5 cistectomie radicali».
«Nel biennio 2014-2015 – ha proseguito Malossini – il numero dei pazienti trattati dall’unità operativa è aumentato del 6% e i pazienti ricoverati a Trento provenienti da fuori provincia sono il 6% del totale. L’attività chirurgica viene svolta negli ospedali di Trento e di Rovereto, quest’ultima sede deputata agli interventi con l’utilizzo del laser verde, una nuova metodica che permette di intervenite sull’ipertrofia prostatica benigna preservando i tessuti, limitando la durata della cateterizzazione e contenendo il periodo di degenza post operatoria ad un giorno di ricovero».
«Stiamo lavorando con la direzione aziendale – ha concluso Malossini – per sviluppare l’attività andrologica all’ospedale di Arco prevedendo l’attivazione di ambulatori specialistici per visite andrologiche, per diagnostica strumentale con Ecocolordoppler e attività chirurgica per il trattamento del varicocele e altri interventi di chirurgia maggiore (corporoplastiche, protesi peniene). L’andrologia garantirà così il completamento delle attività del centro di procreazione medicalmente assistita di Arco integrando le valutazioni diagnostiche e la terapia della componente maschile.
L’unità operativa si è da sempre impegnata, parallelamente all'attività chirurgica e clinica, nella ricerca medica con importanti risultati che, dal 2010 ad oggi, hanno portato alla pubblicazione di 65 lavori su riviste internazionali. L’Unità operativa di urologia è stata classificata dal sito web «Come e dove mi curo» la terza in Italia tra le strutture sanitarie con il minor numero di riammissioni nei 30 giorni successivi a interventi per tumore maligno della prostata e la rivista Focus, nella rubrica «Il medico giusto lo scegli così», ha collocato l’unità operativa al secondo posto in Italia per numero di pazienti operati/re-ricoveri a 30 giorni dimostrazione del buon livello dell’attività chirurgica».
Attività chirurgica dati 2015 |
Santa Chiara | Santa Maria del Carmine |
Endoscopia | 1.069 interventi | 380 interventi di cui 43 Laser-TURP |
Urologia | 304 interventi maggiori (robotica) | 170 interventi (prevalentemente su urologia funzionale) |