Nel corso del 2024 il Servizio sanitario provinciale ha rimborsato sul territorio circa 1.430 dosi di medicinali al giorno ogni 1.000 abitanti, un dato che restituisce la dimensione dell’impegno quotidiano del sistema sanitario pubblico a garanzia dell’accesso alle cure. In Trentino non è previsto il ticket sui farmaci: i cittadini contribuiscono alla spesa esclusivamente nel caso in cui, per i medicinali a brevetto scaduto, scelgano il farmaco “di marca” anziché il generico. Grazie a un elevato utilizzo dei medicinali equivalenti, la quota di spesa a carico dei cittadini trentini è la più bassa in Italia, pari all’8,9% della spesa lorda, a fronte di una media nazionale del 15%.
Nel 2024 il valore lordo pro capite della spesa farmaceutica convenzionata in Trentino si è attestato a 145 euro, circa il 12% in meno rispetto alla media nazionale. Anche la spesa per i farmaci acquistati direttamente dall’Azienda sanitaria, pari a 225 euro pro capite, risulta inferiore del 18,5% rispetto al dato italiano. Anche nel 2024 il Trentino ha rispettato il tetto della spesa farmaceutica convenzionata, in un contesto nazionale caratterizzato da forti pressioni sui costi. Lo sforamento del tetto degli acquisti diretti – che ha interessato tutte le Regioni e Province autonome – è legato in larga parte all’aumento dei trattamenti innovativi e ad alto costo, indispensabili per garantire cure efficaci e aggiornate ai pazienti.
I farmaci più utilizzati sono quelli per la prevenzione degli eventi cardiovascolari: in particolare i medicinali per l’ipertensione e lo scompenso cardiaco, quelli che agiscono sui lipidi (come le statine) e gli antitrombotici. In Trentino si registra inoltre un consumo elevato di vitamina D, superiore di circa il 30% rispetto alla media nazionale (132 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti contro le 105 a livello italiano).
Nel 2024 circa il 30% dei cittadini trentini ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici; il consumo complessivo è aumentato del 2,6% rispetto all’anno precedente, anche se la crescita registrata nel periodo post-pandemico mostra segni di rallentamento. Un uso eccessivo di questi farmaci può favorire la selezione di batteri resistenti, responsabili in Italia di circa 12.000 decessi all’anno. Per questo anche in Trentino sono state messe in campo misure specifiche per contenere l’uso inappropriato degli antibiotici e contrastare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza, in linea con le strategie nazionali ed europee.
Negli ultimi dieci anni il consumo di psicofarmaci nei bambini e nei ragazzi è più che raddoppiato, sia a livello nazionale sia locale. In Trentino, nel 2024, circa 4 bambini e ragazzi su 1.000 (0-17 anni) hanno ricevuto almeno una prescrizione di antidepressivi, antipsicotici o psicostimolanti, un dato comunque inferiore alla media nazionale, pari a 6 su 1.000. Nel periodo successivo alla pandemia da COVID-19, l’uso di psicofarmaci in età pediatrica è cresciuto del 55%, un fenomeno che viene attentamente monitorato dall’Azienda sanitaria con particolare attenzione all’appropriatezza prescrittiva e alla presa in carico multidisciplinare.
Nelle RSA ogni residente è stato esposto in media a 7,4 dosi di farmaci al giorno. Il Rapporto evidenzia una variabilità significativa tra le diverse strutture, elemento che rappresenta una base importante per azioni di miglioramento continuo. I farmaci più utilizzati sono stati la vitamina D, i farmaci antiulcera, i lassativi, i diuretici e, più in generale, i farmaci per l’ipertensione e lo scompenso cardiaco, seguiti dai medicinali per l’insonnia, l’ansia e la depressione.
Nel 2024 la spesa per i farmaci innovativi è stata pari a 5,9 milioni di euro, con una riduzione di circa un milione di euro rispetto al 2023. Un risultato rilevante, considerando che la Provincia autonoma di Trento non beneficia del fondo nazionale per i farmaci innovativi e garantisce comunque l’accesso alle terapie più avanzate attraverso risorse proprie, grazie a una programmazione attenta.




