Sabato, 26 Settembre 2026 - 20:17 Comunicato 2784

Trentodoc Festival, la sala cambia volto: meno formalità, più relazione e nuove esperienze al tavolo

Dalla centralità dell’ospite al rapporto con la cucina, fino al pairing analcolico e alla gestione delle nuove generazioni: Alessandro Marcialis, Daniele Gagliardi, Giulia Caffiero e Alina Cazacu si sono confrontati sull’evoluzione del servizio nell’alta ristorazione. A moderare l’incontro Alessandra Dal Monte. L’alta ristorazione non è più soltanto ciò che arriva nel piatto. È relazione, capacità di leggere chi si ha di fronte, sintonia tra cucina e sala e costruzione di un’esperienza nella quale l’ospite assume un ruolo sempre più centrale. È il quadro emerso dall’incontro “ESPERIENZA, come la sala sta cambiando l’alta ristorazione”, ospitato nell’ambito del Trentodoc Festival e moderato dalla giornalista Alessandra Dal Monte.
ESPERIENZA, COME LA SALA STA CAMBIANDO L'ALTA RISTORAZIONE Nella foto: Alessandra Dal Monte, Alessandro Marcialis; Giulia Caffiero; Alina Cazacu, Daniele Gagliardi; [ Francesco Veneri - Archivio Ufficio stampa Pat]

A confrontarsi sono stati Alessandro Marcialis, La Rei Natura – Il Boscareto Resort & Spa di Serralunga d’Alba, Daniele Gagliardi di Iris a Verona, Giulia Caffiero di Geranium a Copenhagen e Alina Cazacu di Amapama Lusernarhof a Luserna. Quattro esperienze differenti accomunate da una convinzione: la sala sta attraversando una trasformazione profonda e il suo valore risiede sempre più nella capacità di interpretare l’ospite.

Alla domanda su cosa significhi oggi costruire un’esperienza, Marcialis ha posto l’accento proprio sulla necessità di una visione complessiva: non basta più concentrarsi esclusivamente sulla cucina, perché il cliente vive il ristorante a 360 gradi. Accoglienza, servizio e relazione concorrono al risultato quanto ciò che viene preparato ai fornelli. Caffiero ha sottolineato l’importanza di mettere le persone a proprio agio, mentre Cazacu ha richiamato la necessità di comprendere chi si ha davanti e adattare il servizio alle sue aspettative.

Per Gagliardi un elemento decisivo è la condivisione delle emozioni: il servizio non deve semplicemente accompagnare l’esperienza gastronomica, ma contribuire a crearla e a trasferirla all’ospite. Una prospettiva che porta la sala lontano da un modello rigidamente codificato per avvicinarla a una relazione più personale.

Un passaggio centrale del confronto, sollecitato dalle domande di Alessandra Dal Monte, ha riguardato anche il rapporto tra sala e cucina. Dalle diverse esperienze è emersa la necessità di superare una separazione che per lungo tempo ha caratterizzato il mondo della ristorazione. Gagliardi ha ricordato come oggi il dialogo debba essere continuo; Marcialis ha evidenziato l’importanza di formare il personale affinché sappia comprendere e interpretare l’intero progetto del ristorante; Cazacu ha raccontato un percorso professionale iniziato proprio dalla base, esperienze che le consentono oggi di comprenderne meglio logiche e necessità. Marcialis ha sintetizzato questo rapporto richiamando l’immagine di un legame stretto tra “l’orto e la terra”: sala e cucina sono parti di un unico processo e ciò che arriva al tavolo acquista pieno significato quando chi lo presenta ne conosce origine, lavoro e filosofia.

A cambiare è anche il modo di accogliere. Formalità e rigidità lasciano spazio alla capacità di leggere la situazione, senza per questo rinunciare alla professionalità. Cazacu ha sottolineato come il cliente non voglia necessariamente sentirsi “a casa”, ma desideri essere compreso; per Caffiero il protocollo rigido ha perso centralità a favore di un approccio più naturale. Una trasformazione che, secondo Marcialis, non elimina le regole del servizio: richiede piuttosto la capacità di gestirle e adattarle nel modo corretto.

(us)


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