Sabato, 03 Ottobre 2026 - 20:19 Comunicato 2928

Silvia Loreggian e Stefano Ragazzo: una vita insieme, “in verticale"

Al Festival dello Sport di Trento, il giornalista della Gazzetta dello Sport, Simone Battaggia, ha intervistato Silvia Loreggian, scalatrice e guida alpina, e Stefano Ragazzo, alpinista, famoso a livello internazionale per le sue difficili e coraggiose ascensioni in solitaria. Compagni nella vita e nello sport, i due ragazzi condividono numerose imprese in tutto il mondo, raccontando la passione e la loro vita insieme tra le montagne, in un mix di avventura, rischi e ricerca di se stessi.
Due cuori e una montagna Nella foto: Silvia Loreggian; Stefano Ragazzo [ Alessandro Holneider - Archivio Ufficio Stampa PAT]

Due giovani innamorati, anche della montagna, uniti da molte scelte importanti affrontate insieme. Al Festival dello Sport di Trento, sono reduci da un’importante spedizione in Pakistan, della quale, oltre alla stanchezza, dopo un mese e mezzo impegnativo a livello soprattutto fisico, rimane una grande soddisfazione. Una specie di ritorno “sulla scena del delitto” per Stefano che, nel 2024, aveva affrontato in solitaria, proprio su quelle montagne, la via Eternal Flame sulla Nameless Tower (6251m), dove era nata l’idea di un nuovo progetto, incatenare tra loro più Torri. La necessità di trovare un compagno per questa impresa, l’ha portato a coinvolgere Silvia. Le Torri del Trango così, rappresentano molto per entrambi. Un luogo molto bello agli occhi dei due giovani alpinisti, ma ancora più bello per il tipo di progetto che li ha portati ad affrontarlo insieme.

In verità, sono molte le esperienze che i due hanno condiviso da quando si sono conosciuti. La fortuna di essere una coppia nella vita e in montagna li aiuta a consolidare sempre di più il loro rapporto, sia privato che professionale, un supporto reciproco che li sostiene sia nei progetti ambiziosi in montagna che nelle piccole grandi sfide della vita quotidiana.

Il percorso fatto insieme coincide con una crescita per entrambi, dove tutte le esperienze realizzate hanno avuto un significato specifico: dalle spedizioni alle esplorazioni, dai confronti con l’altissima quota, ai viaggi per migliorare la tecnica di arrampicata. 

Una delle esperienze più straordinarie per entrambi è stata, senza dubbio, l’esplorazione in Alaska, con l’apertura di una nuova via, la “Gold Rush”, nelle Kichatna Mountains: “Ci siamo resi resi conto di rincorrere una cosa magica, come degli esploratori - ha raccontato Stefano - Eravamo consapevoli di cercare qualcosa e lo abbiamo trovato nella ricerca del gesto puro dell’arrampicata legato proprio all’esplorazione”.

Un altro viaggio particolare, in questo caso per Silvia, è stato quello attraverso le Alpi alla ricerca di pareti sud, realizzato in bicicletta: “Fa parte del mio stile di vivere la montagna, la componente del divertimento. Corrisponde al mio modo creativo e spontaneo di affrontarla e di affrontare nuove sfide. Per me, pensare a progetti sempre nuovi ma soprattutto diversi, mi porta a non perdere l’entusiasmo che mi fa sentire viva”.

A Chamonix, dove i due ragazzi hanno deciso di vivere, il massiccio del Monte Bianco è casa: “Un luogo che ci permette di allenarci e confrontarci con il nostro livello alpinistico, una palestra. Ci mancano molto le Dolomiti dove siamo nati come alpinisti, - ha confessato Stefano -  è lì che rimane il nostro cuore”.

Stefano Ragazzo ha parlato infine, della sue imprese in solitaria, soprattutto della salita di “Riders on the storm” in Patagonia, una delle big wall più famose al mondo, dove l’alpinista padovano ha vissuto due settimane particolarmente difficili in parete. “In quei momenti ricordi da dove è iniziata la tua ragione di vita che si chiama montagna”.

(ds)


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