Ad aprire il confronto è stato Urbano Cairo, presidente di RCS MediaGroup, che ha sottolineato la dimensione ormai globale del Giro d’Italia, evento sportivo seguito in 200 Paesi, capace di portare le immagini dei territori a centinaia di milioni di persone e di produrre effetti che vanno ben oltre le settimane della competizione. “Il Giro d’Italia ha un impatto economico incredibile immediatamente quando si realizza e anche dopo”, ha spiegato Cairo, richiamando le esperienze delle partenze all’estero, prima in Albania e quest’anno in Bulgaria. La visibilità internazionale, ha osservato, alimenta l’interesse turistico verso i luoghi attraversati ma può anche aprire nuove opportunità per le imprese italiane.
Sulla capacità del Giro di aprire nuove opportunità per le imprese italiane è intervenuto Matteo Zoppas, presidente di ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Non conta soltanto il numero delle persone raggiunte, ha spiegato, ma la “qualità del contatto”, chi segue il Giro è un pubblico attento, al quale raccontare i distretti artigianali e industriali, l’agroalimentare e le altre eccellenze italiane. La collaborazione con il Giro permette così di affiancare alla promozione del Made in Italy occasioni concrete di incontro tra aziende italiane e buyer stranieri, con una particolare ricaduta sulle piccole e medie imprese.
A quantificare l’effetto prodotto dalla Corsa Rosa è stato Carmelo Carbotti, responsabile Strategic Marketing & Research di Banca Ifis, che ha presentato l’approfondimento dedicato alla Grande Partenza che, secondo le stime illustrate, in Italia può generare quasi 400 milioni di euro di valore, pari al 18% dei 2,1 miliardi attribuiti dall’ultima ricerca all’impatto complessivo del Giro d’Italia.Due le componenti considerate: un impatto immediato di 98 milioni di euro, legato ai circa 700 mila spettatori e alla macchina organizzativa, e uno differito, generato anche dall’esposizione mediatica dei territori. Banca Ifis stima infatti oltre 520 mila turisti nei 12-18 mesi successivi, per circa 290 milioni di euro di ulteriore spesa. “Il Giro d’Italia è prima di tutto una manifestazione sportiva, però localizzarla in un territorio significa anche creare valore su quel territorio”, ha concluso Carbotti.
Il confronto è poi proseguito con tre panel dedicati all’eredità dei grandi eventi, al cicloturismo e alle opportunità per le imprese sui mercati internazionali. Il primo panel ha guardato proprio a ciò che rimane sui territori una volta concluso un grande evento, non solo l’impatto economico immediato, ma infrastrutture, competenze, relazioni, capacità organizzativa, immagine e senso di comunità.
Vassil Terziev, sindaco di Sofia, ha raccontato l’esperienza della capitale bulgara dopo aver ospitato il Giro d’Italia. La Corsa Rosa ha consentito a centinaia di milioni di persone di vedere Sofia, che ha saputo dimostrare la capacità di accogliere manifestazioni sportive di livello internazionale. Ma l’eredità, ha sottolineato Terziev, riguarda anche la comunità: lo sport riunisce le persone, rafforza il senso di appartenenza e permette di raccontare al mondo la storia di un Paese.
Andrea Mauri, amministratore delegato di Cantù Arena, ha portato l’esperienza di un’infrastruttura nata attorno alla pallacanestro ma pensata per vivere durante tutto l’anno.L’arena, che sarà inaugurata a marzo 2027, è stata concepita come struttura polifunzionale; nelle previsioni il basket occuperà soltanto il 15-20% del suo utilizzo, lasciando spazio a concerti, spettacoli e altre manifestazioni, anche sportive. L’investimento per la costruzione si aggira sui 50 milioni di euro, “Una struttura che nasceva inizialmente solo per il basket sta diventando una piattaforma sociale ed economica e soprattutto di promozione per il territorio”, ha spiegato Mauri.
A riportare il tema sul Trentino è stato Maurizio Rossini, amministratore delegato di Trentino Marketing, che ha analizzato l’eredità delle Olimpiadi Milano Cortina 2026. “Le Olimpiadi hanno generato investimenti importanti per circa 450 milioni di euro sul nostro territorio, di cui paradossalmente solo 70 sono stati orientati alle strutture sportive”, ha ricordato. Gli altri interventi hanno riguardato la mobilità e le infrastrutture, mentre gli impianti sportivi sono stati progettati anche in funzione delle competizioni future, dei centri federali e delle sessioni di allenamento. A questo si aggiungono il rafforzamento delle competenze organizzative, il rinnovamento del volontariato e dei tecnici e l’effetto promozionale internazionale. Un impatto che, secondo Rossini, si sta già traducendo in un flusso più importante di turisti da tutto il mondo legato all’offerta invernale trentina.
Dall’eredità dei grandi eventi, con il secondo panel, il confronto si è spostato sul cicloturismo come modo di vivere e conoscere il territorio, mettendo in relazione mobilità dolce, accoglienza, cultura ed enogastronomia, interrogandosi su come costruire un’offerta riconoscibile capace di distribuire valore anche alle realtà locali.
Manuela Croci, giornalista del Corriere della Sera, ha ricordato che nel 2025 il cicloturismo ha generato in Italia 49 milioni di presenze e oltre 6 miliardi di euro, il 37% in più rispetto al 2019. Il 47% dei cicloturisti è costituito da donne e cresce l’interesse per l’enogastronomia. Croci ha citato l’esempio della Via Verde della Costa dei Trabocchi, protagonista della Grande Partenza del Giro d’Italia 2023, che ha favorito nuove attività e servizi e contribuito alla destagionalizzazione turistica.
Clive Marshall, CEO di Italy Bike Tours, ha raccontato come il legame della sua famiglia con l’Italia sia nato proprio dal Giro;dopo aver seguito la Corsa Rosa, suo padre acquistò una casa nel nostro Paese. Anni dopo Marshall, si trasferì in Italia con la famiglia e decise di rimanervi. Da quella scelta è nata un’attività dedicata a portare cicloturisti internazionali alla scoperta del Paese attraverso bicicletta, ospitalità, vino, gastronomia e cultura. “L’Italia ha cambiato la mia vita”, ha sintetizzato Marshall, sottolineando come le richieste di gruppi interessati a venire nel nostro Paese abbiano raggiunto livelli mai registrati prima.
Jacopo Mestroni, direttore generale di PromoTurismoFVG, ha illustrato il modello del Friuli Venezia Giulia, dove la promozione passa attraverso tre direttrici: enogastronomia, outdoor e cultura. La Regione dispone di nove ciclovie e ha chiuso il 2025 con oltre 11 milioni di presenze turistiche. La sfida, ha spiegato Mestroni, è ora quella della governance: promozione, gestione e servizi lungo i percorsi devono procedere insieme, così come devono muoversi parallelamente la comunicazione della destinazione e la qualità dell’offerta che il visitatore trova una volta arrivato sul territorio.
Sull’importanza della presenza digitale delle destinazioni è intervenuto Alessandro Bruzzi, product manager di Komoot. Un ciclista su cinque tra quelli osservati sulla piattaforma in Italia è straniero e la quota cresce sensibilmente nei territori dove l’offerta è già riconoscibile, organizzata e promossa. “Dobbiamo rendere disponibili le informazioni online”, ha sottolineato Bruzzi, ricordando che il turista straniero pianifica il viaggio con largo anticipo. Non basta quindi indicare una traccia ciclabile, servono informazioni su luoghi da vedere, soste ed esperienze, perchè uno su due abbina alla bicicletta il cibo e la cultura.
Dalle esperienze che avvicinano il visitatore al territorio e ai suoi prodotti, il terzo panel ha compiuto l’ultimo passaggio, capire come quell’incontro possa proseguire anche sul piano commerciale e aprire nuove opportunità alle imprese.
Luca Rigotti, presidente del Consorzio di tutela DOC delle Venezie, ha evidenziato come la promozione del Pinot Grigio non possa fermarsi alla qualità del vino, ma debba raccontare ciò da cui il prodotto nasce: territori, tradizioni, persone ed economie. In questo percorso il Giro d’Italia rappresenta “un veicolo per portare il nostro prodotto anche in mercati molto lontani”, mentre la collaborazione tra produttori ed enti turistici può trasformare la notorietà in esperienza diretta dei luoghi. “Credo che il valore di un prodotto si misuri anche in quello che il prodotto porta con sé. E il vino è lavoro, tradizione e tanto altro, non solo il prodotto”, ha detto Rigotti, richiamando anche sostenibilità, enoturismo e cultura del consumo consapevole.
Cristiano De Rosa, amministratore delegato di Cicli De Rosa, ha portato l’esperienza dell’azienda di famiglia fondata nel 1953. “Il Giro d’Italia di per sé è proprio la bandiera dell’Italia in giro per il mondo”, ha affermato. Da partner del Giro, l’azienda ha realizzato una famiglia di biciclette dedicate al Giro, vendute a livello internazionale. Un prodotto attraverso il quale, ha spiegato De Rosa, vengono esportati valori italiani come “stile, storia, tecnologia” e cultura ciclistica. L’obiettivo è fare in modo che anche la crescita del cicloturismo diventi un veicolo per l’intera bike industry e per il vero Made in Italy.
A chiudere il confronto, in collegamento dall’Australia, è stato Andrea Belotti, Vice President Sales di MAAP, azienda australiana di abbigliamento da ciclismo. “La visione è australiana, il design è australiano, il progetto è australiano, ma in realtà l’anima è super italiana”, ha spiegato. Fin dalla nascita nel 2014 MAAP utilizza tessuti italiani e ancora oggi gran parte della produzione avviene in Italia. Per i capi tecnicamente più complessi, ha sottolineato Belotti, esperienza, manualità e know-how italiano continuano a fare la differenza.
Dall’eredità dei grandi eventi al legame tra bicicletta e territorio, fino alle opportunità per le imprese sui mercati internazionali, il Giro d’Italia si conferma non soltanto una competizione sportiva, ma una piattaforma capace di mettere in relazione sport, turismo, territori, produzioni e Made in Italy.




