Mercoledì, 14 Settembre 2016 - 17:57 Comunicato 1933

Il 21 settembre in Palestina verrà rappresentata un'opera teatrale realizzata dagli studenti
La Scuola Ladina di Fassa "in cammino" verso Betlemme con "Il primo Natale – L prum Nadèl"

Una compagnia di studenti e docenti della Scuola Ladina di Fassa – Scola Ladina de Fascia, sulla scia del successo riscontrato dall'opera “Cendrejina” (Cenerentola in ladino) rappresentata lo scorso anno, ha realizzato un'opera teatrale sulla Natività, intitolata “Il primo Natale – L prum Nadèl”, che verrà presentata a Betlemme il 21 settembre nel piazzale della Fondazione Giovanni Paolo II. Da alcuni anni la Scuola Ladina di Fassa – Scola Ladina de Fascia, grazie all’impegno di docenti e studenti, porta avanti una politica scolastica tesa alla valorizzazione del patrimonio umano che caratterizza e anima la Val di Fassa e la Val di Fiemme, promuovendo progetti e iniziative frutto di un complesso ed articolato disegno didattico, volto ad incrementare le competenze chiave per l'apprendimento permanente. Questo modo di intendere la formazione permette lo sviluppo della creatività nei giovani, dando loro l’opportunità di mettere alla prova le idee attraverso iniziative in diversi ambiti quali arte e cultura, inserimento sociale, ambiente, tutela del patrimonio culturale, partecipazione giovanile, consapevolezza europea, sviluppo rurale, politiche per la gioventù, salute, lotta all’abuso di sostanze stupefacenti, tempo libero, lotta al razzismo e alla xenofobia, pari opportunità, sport, media e comunicazione, ecc.. Tutto questo si ritrova nel progetto VIF (vivere, formare, informare – viver, formèr, informèr) portato avanti dai docenti Thomas Zulian e Germano Basile.

Nella rappresentazione “Il primo Natale – L prum Nadèl” la musica ha un ruolo fondamentale: sono state scritte e musicate canzoni in lingua ladina per metterne in luce il valore, la voglia di partecipare e di dare il proprio contributo per la crescita dell'intera comunità. Questa è una sfida difficile, in un tempo nel quale “omologazione” e “standardizzazione” sembrano essere le uniche chiavi di riferimento per affrontare la crisi e dove le diversità, anziché essere considerate opportunità di confronto e crescita, sembrano essere quasi disvalori. A contrastare queste tendenze, vengono naturalmente in aiuto la cultura e l’arte: la loro diffusione sono il migliore antidoto alla moda della banalizzazione. Attraverso il teatro i ragazzi e le ragazze della Scola Ladina de Fascia vogliono rappresentare la consapevolezza del valore della lingua e della cultura di una popolazione che vive in un territorio, l’opportunità di vivere un contesto di confine, dove gli scambi e le contaminazioni culturali sono la tradizione ma rappresentano anche un’occasione per affrontare il futuro. La diffusione della lingua di minoranza tra i giovani serve a rendere più vicina la comunità alla propria identità e il portare la lingua ladina in Terra Santa è uno stimolo in più per evidenziare il suo valore. Più che lo spettacolo in sé (che pur si è rivelato originale nella trama, particolare nella scenografia ed entusiasmante dal punto di vista recitativo e musicale), l’importante è stato l'aver creato per i ragazzi un modo alternativo di stare insieme in cui si è mirato ai valori autentici della nostra vita. Nell’autunno scorso, tramite don Andrea Malfatti, parroco di cinque parrocchie in Val di Fassa, gli studenti hanno conosciuto Padre Ibrahim Faltas, francescano egiziano, economo della Custodia di Terra Santa, il quale ha subito manifestato grande interesse per la realizzazione di uno spettacolo in Palestina e proprio a Betlemme. Questo scambio culturale unirà, attraverso la musica e il teatro, i ragazzi trentini ai ragazzi israeliani e palestinesi, con il fine di mettere in luce i principi di libertà, tolleranza, uguaglianza e giustizia. Per la pianificazione di questo progetto sono già stati avviati contatti con le realtà territoriali e scolastiche. Con i dirigenti e i docenti delle scuole di Betlemme a febbraio, durante una visita, è stato pianificato l'allestimento dello spettacolo e le modalità di coinvolgimento degli alunni betlemiti che saranno parte attiva della rappresentazione. Inoltre, avendo avuto l'opportunità di visitare il Centro Effetà, la struttura per bambini audiolesi voluta da Papa Paolo VI, gli studenti sono riusciti a far partecipare come attori anche i bambini ospiti del centro. Il progetto si concretizza nella presenza di ottanta persone tra studenti, docenti e genitori, che saranno a Betlemme dal 18 al 23 settembre per allestire, rappresentare e applaudire lo spettacolo. L'iniziativa è una modalità inedita di viaggio culturale e di studio, da cui emerge la necessità e la volontà di promuovere, sulla base di valori fondamentali condivisi, il rispetto della comune eredità e delle diversità culturali. L'obiettivo è quello di far sì che le diversità diventino fonte di reciproco arricchimento, favorendo il dialogo politico, interculturale e interreligioso. Gli studenti, che saranno accompagnati anche da Renato e Riccardo Burigana della Fondazione Giovanni Paolo II, hanno richiesto il patrocinio della Santa Sede ed informato Fra Francesco Patton, nuovo Custode della Terra Santa. In questo periodo, inoltre, è stata coinvolta l’intera comunità della Valle e molti sono stati i sostenitori, pubblici e privati, di questa iniziativa che hanno voluto in vari modi partecipare e condividere le gioie e le speranze di chi abita e vive in Terra Santa.

(sil.me)


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