«All’inizio c’era anche la paura di distruggere qualcosa. Era quasi un rischio, ma un rischio necessario». Arianna Fontana racconta così la scelta di cambiare radicalmente il proprio modo di allenarsi, una svolta iniziata nel 2016 e diventata ancora più concreta nel maggio 2017, quando Anthony Lobello è diventato ufficialmente il suo allenatore. «Mi poneva delle domande e questo mi ha fatto crescere tantissimo. Abbiamo stravolto il mio modo di allenarmi sul ghiaccio». Una trasformazione nata anche dalla necessità di intervenire su un aspetto preciso, l’esplosività. «Stava perdendo proprio in esplosività – spiega Lobello – e quindi abbiamo pensato di creare una base che prima mancava». Un percorso costruito nel tempo e calibrato sulle caratteristiche dell’atleta: «Fa parte del piano». Ma il rapporto tra Arianna e Anthony nasce molto prima della pista. I due si incontrano per la prima volta ai Giochi Olimpici di Torino 2006, quando lei ha 15 anni e lui 21. Un’intesa che negli anni si trasforma in una relazione, fino alla scelta di Lobello di trasferirsi stabilmente in Italia nel 2012. «Sono qua per te», le disse allora. Nel 2014 il matrimonio a Colico, sul lago di Como. Una storia privata che progressivamente si intreccia con quella sportiva, fino a trasformare Anthony anche nel suo allenatore.
Se c’è però una parola che definisce il loro rapporto è fiducia. Una fiducia che deve funzionare sul ghiaccio ma anche nella vita quotidiana, dove marito e moglie devono trovare un equilibrio tra critica, confronto e sostegno reciproco. «Essere critico in maniera positiva non è sempre facile – racconta Fontana – perché non si può modificare la durezza dell’allenamento. Bisogna trovare un equilibrio. Se ho tanta energia sono pronta ad ascoltare anche le critiche più difficili; ci sono altri giorni in cui faccio più fatica. Però alla fine so che tutto quello che fa e che dice è per raggiungere i miei obiettivi». Le discussioni, dunque, non mancano. «Litighiamo ogni tanto», ammette sorridendo Fontana. E aggiunge, rivolgendosi al marito: «Però ogni tanto dimmi anche cosa faccio bene, non solo le cose negative».
La fiducia si misura soprattutto nei dettagli, nei momenti in cui una decisione deve essere presa in pochi secondi. Come a Pechino, nella finale olimpica dei 1500 metri del 2022, quando fu necessario intervenire sui pattini. «Sa che cambiare la lama in gara non è la mia prima scelta. Se l’ho fatto è perché sapeva che quella non era adatta». Un episodio che racconta bene la sintonia costruita negli anni: conoscersi a fondo significa anche capire quando è il momento di insistere e quando, invece, è necessario cambiare strategia. E quanto conta, per un allenatore, capire in anticipo che tipo di giornata sarà? «Lei è una macchina – risponde Lobello –. Ha fatto così tante gare che sa quando è pronta. È un lusso per un allenatore».
Anche durante la gara la comunicazione passa attraverso un equilibrio sottile. «Anthony è il mio punto di riferimento alla partenza - ha ammesso Arianna - So dove si trova, ma non lo guardo durante la gara. Ho imparato ad aprire l’orecchio per ascoltare, anche se non sempre lo faccio, soprattutto nelle gare corte. Nelle distanze dove c’è più strategia, invece, ci mettiamo d’accordo prima su cosa deve comunicarmi, per esempio quando ho le avversarie alle spalle che stanno tentando di superarmi, ma io non posso girarmi a guardarle. È un equilibrio fatto di tante cose: comunicazione e fiducia». Un equilibrio che diventa ancora più complesso quando all’ambizione individuale si aggiunge quella della squadra. Fontana può allenarsi in modo personalizzato e anche lontano dal gruppo, ma quando scende sul ghiaccio con le compagne deve ritrovare un ritmo comune. «Nello short track ognuno ha la sua frazione da fare, ma il ritmo lo si trova insieme», spiega. «Ci sono atleti che non riescono sempre ad avere lo spazio per poter crescere. Io ho trovato grandi appoggi all’estero e so di essere fortunata: posso allenarmi con tanti atleti nel mondo. E so che poi le mie compagne possono contare su di me quando siamo in gara».
È una filosofia che ha portato a costruire un allenamento sempre più “cucito addosso” ad Arianna, seguendone caratteristiche, esigenze e obiettivi. Un lavoro che richiede anche una grande disponibilità logistica: nella stagione 2025-26, raccontano, sono stati circa 30 i giorni trascorsi in volo per continuare a costruire il percorso di preparazione e lavorare sullo short track. Una strada tutt’altro che convenzionale, costruita mettendo insieme competenza, fiducia, confronto e capacità di adattarsi continuamente alle esigenze dell’atleta. Una «strada unica», come l’hanno definita i due. E quale sarà la prossima sfida? La voglia di continuare c’è, ammette Fontana, ma a quasi quarant’anni un’eventuale nuova Olimpiade avrebbe per lei un significato che va oltre il risultato personale: «Se lo farò, sarà perché riesco a costruire e a lasciare qualcosa alle prossime generazioni». L’obiettivo, dunque, è anche quello di trasformare la propria esperienza in un’eredità per chi verrà dopo, contribuendo a far crescere lo sport italiano.




