Il loro rapporto nasce da lontano, dai Mondiali di Verona, quando i due fiorettisti entrambi conquistarono l’argento. Un risultato importante, ma che nella scherma può lasciare un sapore particolare. «L’argento è quasi come un oro perso», hanno spiegato, raccontando quanto spesso il secondo posto venga vissuto più come una sconfitta che come un successo. Una mentalità che entrambi hanno imparato a cambiare con il tempo. «Io ho imparato a godermi le medaglie», ha raccontato Marini. Per Favaretto, invece, anche la vittoria porta con sé una nuova pressione: «Difendere un titolo mette parecchia ansia addosso». Da una parte, dunque, la consapevolezza di chi ha imparato a riconoscere il valore di ciò che ha conquistato; dall’altra, la difficoltà ancora presente nel fermarsi a godere davvero di una vittoria, perché subito arriva la necessità di confermarsi.
Martina Favaretto, campionessa del mondo in carica dopo il titolo conquistato ai Mondiali di Hong Kong, ha raccontato quanto sia stato lungo il cammino verso quell’oro. Un titolo arrivato dopo anni di lavoro e dopo aver sfiorato più volte il traguardo, fino alla finale contro Arianna Errigo, una delle sue figure di riferimento e un vero idolo fin da quando era bambina. «Un oro che faticava ad arrivare – ha spiegato – tanto che ero arrivata a chiedermi se sarei mai riuscita a fare quel passo in più». Poi il lavoro quotidiano, fisico ma soprattutto mentale, e la consapevolezza di essere finalmente riuscita a dimostrare a se stessa di poter arrivare fino in fondo.
Un successo che, per Favaretto, non può però essere considerato un punto d’arrivo. «Vedo sempre i risultati come punti di partenza e non come traguardi», ha spiegato. L’oro di Hong Kong diventa quindi una nuova motivazione per continuare a lavorare, migliorare e puntare verso il prossimo grande obiettivo: le Olimpiadi.
Anche Tommaso Marini, già campione del mondo, ha raccontato un percorso tutt’altro che lineare. Dopo il Mondiale del Cairo, chiuso a un passo dalla medaglia d’oro, il fiorettista ha attraversato un anno difficile, arrivando anche a pensare di smettere. «Ero confuso – ha raccontato – ma, nonostante la sconfitta in finale, ero felice perché pochi mesi prima avrei quasi smesso». Proprio quella sconfitta, però, gli ha permesso di ritrovare motivazioni e di entrare nell’ottica di poter finalmente conquistare quel titolo che gli era sfuggito. Un anno dopo, l’oro è arrivato a Milano, davanti al pubblico di casa. Una vittoria che ha avuto anche un significato collettivo, con l’oro del fioretto maschile a squadre e quello della spada femminile a squadre. Un risultato che ha mostrato ancora una volta quanto, anche in una disciplina individuale come la scherma, il gruppo e il lavoro di squadra siano fondamentali.
E proprio il loro rapporto personale è uno degli aspetti che rendono particolare la storia di Favaretto e Marini. «Ci aiutiamo molto a vicenda», hanno raccontato. Dopo più di dieci anni di conoscenza sono diventati anche una sorta di «psicologi l’uno dell’altra», capaci di capirsi e sostenersi non soltanto quando sono in pedana, ma anche fuori dalle gare. Come durante una vacanza a Ibiza, vissuta in modo piuttosto particolare: Marini era appena stato operato alla spalla e Favaretto si è trovata ad aiutarlo nelle attività quotidiane, fino a mettersi alla guida e occuparsi di lui. Un episodio che racconta bene la confidenza e la complicità costruite in tanti anni di amicizia. Un rapporto che va oltre lo sport e che si ritrova anche nelle passioni che condividono: la buona cucina, la musica e i viaggi. Tutto ciò che permette di uscire, almeno per qualche momento, dalla routine fatta di allenamenti, gare e preparazione. Marini ha raccontato proprio questa esigenza di uscire dal consueto parlando della sua esperienza al programma “Ballando con le stelle”. «Avevo bisogno di uscire dal solito, di fare anche una vacanza», ha spiegato. L’esperienza televisiva gli ha permesso di scoprire una parte diversa di sé, ma anche di conoscere meglio Roma, città che poi ha scelto di vivere e nella quale oggi studia recitazione. Due campioni, quindi, che non si raccontano soltanto attraverso i loro ori. Dietro le medaglie ci sono dubbi, sconfitte, pressioni, amicizia, passioni e anche la voglia di esplorare strade diverse. E ora lo sguardo è già rivolto al futuro: Los Angeles 2028, la prossima Olimpiade, è l'obiettivo che torna all’orizzonte. Con una consapevolezza che entrambi sembrano avere fatto propria: l’oro non è mai davvero il punto d’arrivo. È il risultato di un percorso, ma anche l’inizio di una nuova sfida.




