Giovedì, 01 Ottobre 2026 - 20:19 Comunicato 2856

Charaabi e Cammarelle: “sul ring l’obiettivo è sempre l’inno”

È stato un “macht” tra due generazioni di boxeur quello che si è disputato oggi pomeriggio sul ring allestito in Piazza Dante per il Festival dello Sport di Trento. Sirine Charaabi, una delle atlete di punta del pugilato italiano, con un palmares in piena costruzione e Roberto Cammarelle, non più agonista, ma ancora oggi pugile italiano più medagliato alle Olimpiadi. Si sono raccontati tra esordi, sogni di gloria, sfide personali e qualche K.O., sempre con l’Italia nel cuore. Entrambi rappresentanti del gruppo sportivo Fiamme Oro, la prima atleta della nazionale e il secondo suo allenatore, hanno descritto uno sport in salute, con i risultati femminili che incalzano quelli maschili. Arbitro di questa speciale intervista è stata Chiara Soldi, giornalista della Gazzetta dello Sport.
The Ring Nella foto: Roberto Cammarelle [ Daniele Paternoster - Archivio Ufficio Stampa PAT]

“Ma questi sono tutti matti”. È stata la prima impressione di Roberto Cammarelle quando ha iniziato con il pugilato a 11 anni. La spinta a proseguire è arrivata dalla soddisfazione di sapersi difendere dal fratello più grande che già combatteva sul ring. “Crescendo ho anche capito che volevo diventare ricco e famoso come Mike Tyson” ha poi scherzato. In una carriera già costellata di vittorie, dopo aver mancato le qualificazioni a Sydney, la fame di rivincita lo ha portato a conquistare prima un bronzo ad Atene, poi l’oro a Pechino e ancora l’argento a Londra: “Quando senti l’inno capisci che si è realizzato un sogno”.

Sirine Charaabi ha iniziato a 5 anni seguendo il cugino: “Ero l’unica bambina in palestra ma ho capito subito di essere competitiva e di essere portata per questo sport”, superando anche le preoccupazioni della madre.

Se le prime difficoltà per Cammarelle erano legate al fisico, per Charaabi le sfide più dure erano connesse alla nazionalità. Nata in Tunisia, è arrivata in Italia a un anno e mezzo ma è riuscita ad ottenere la cittadinanza solo ben oltre la maggiore età e dopo aver vinto i campionati italiani nel 2021. Nonostante le numerose vittorie nazionali fin da bambina, l’assenza della cittadinanza italiana non le permetteva di gareggiare a livello internazionale e una sonora sconfitta l’ha addirittura tenuta lontana dal ring per due anni: “Nel 2018 – ha raccontato - ho provato a vincere i campionati italiani ma ho perso per K.O.. Quella sconfitta significava tanto perché per me voleva dire perdere la cittadinanza. Ho pensato che non potevo andare contro il destino. Poi, grazie al Covid ho ripreso. In pandemia gli atleti avevano il permesso di allenarsi e ho deciso di tornare in palestra in cerca di libertà. Ho ripreso la forma e sono andata ai campionati italiani nel 2021 senza aspettative, con la testa leggera e ho vinto”. Dopo un mese è arrivata la cittadinanza che le ha permesso di vincere un argento ai mondiali del 2023, un bronzo ai mondiali di Liverpool del 2025 e a gareggiare a Parigi 2024. Qui non ha ottenuto i risultati sperati ma “l’emozione di vestire il tricolore è unica, sentire l’inno è qualcosa di straordinario e, ora che sono più matura, punto a Los Angeles 2028”.

Di mente e concentrazione ha parlato anche Cammarelle che di sconfitte ne conta solo una ventina in oltre duecento competizioni: “Per diventare campioni serve lavorare sulla testa. Oggi gli atleti hanno più o meno tutti un mental coach e anche noi allenatori li motiviamo tanto perché alla fine vince chi agisce d’intelligenza, non chi colpisce di più”. 

Dopo aver concluso la sua straordinaria carriera agonistica nel 2016, coronata dall’oro a Pechino 2008, e dai due ori ai mondiali di Chicago 2007 e Milano 2009, nella categoria pesi supermassimi, Cammarelle è stato team manager delle nazionali della Federazione Pugilistica Italiana ed è oggi direttore tecnico del reparto boxe delle Fiamme Oro della Polizia di Stato. Oltre a Sirine Charaabi, aiuta ad allenarsi anche promesse del pugilato italiano, tra cui Irma Testa, e ammette: “Un tempo non credevo nel pugilato femminile. Oggi mi sono ricreduto e non si può negare che le ragazze vincano più medaglie”.

(cg)


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