L’attenzione è rivolta ai boschi di abete rosso del Distretto forestale di Pergine, nei comuni di Levico Terme, Pergine Valsugana, Baselga di Piné e Bedollo, territori nei quali negli ultimi decenni le cure colturali nei boschi giovani sono state spesso ridotte per una serie di fattori economici e di mercato, situazione peraltro analoga a molte altre aree della provincia. L’esito è la diffusa presenza di boschi densi e uniformi, più fragili e meno produttivi. Il progetto intende invertire questa tendenza attraverso interventi mirati di diradamento che rafforzano la struttura dei popolamenti, migliorano la qualità dei futuri assortimenti legnosi e favoriscono una maggiore varietà di habitat e microambienti. L’azione, finanziata dalla Provincia con 300.000 euro, si inserisce nelle strategie di prevenzione e gestione indicate dalle Linee guida nazionali sul bostrico, ponendo al centro la creazione di boschi articolati, resistenti e capaci di reagire con maggiore efficacia ai disturbi naturali come sfida per i cambiamenti climatici in atto.
Il percorso operativo prevede una serie articolata di analisi e attività in campo: rilevazioni forestali tradizionali e con tecnologia LiDAR da drone (laser scanner che ricostruisce il bosco in 3D), studi ecologici su suolo ed entomofauna, progettazione degli interventi attraverso la martellata forestale, installazione di una rete di monitoraggio dei patogeni, esecuzione dei lavori in amministrazione diretta da parte del Servizio Foreste, verifica del mercato del legname e supporto alle vendite agli enti proprietari. A conclusione dei lavori saranno ripetuti tutti i rilievi con l’obiettivo di misurare in modo accurato gli effetti dei diradamenti sui popolamenti forestali post intervento. I risultati saranno poi pubblicati e utilizzati anche per l’attività formativa del personale forestale.
Il primo cantiere avviato si trova in Val Postesina, nel Comune di Levico Terme, su un’area di circa 15 ettari di pecceta compresa tra i 1500 e i 1650 metri. Si tratta di un bosco molto denso in cui non sono mai stati eseguiti interventi selvicolturali, che presenta una serie di criticità che il Servizio Foreste ha tenuto in debito conto: la presenza di manufatti risalenti alla Prima Guerra Mondiale, la zona di tutela del gallo cedrone e della salamandra di Aurora (una specie endemica dell’Altopiano), l’interferenza del cantiere con le attività delle numerose malghe presenti. Il cantiere prevede l’abbattimento delle piante e l’installazione di 10 linee di gru a cavo per l’esbosco, un sistema questo che permette di limitare al minimo i danni al suolo grazie al trasporto sollevato delle piante. I residui dell’utilizzazione saranno raccolti e triturati in una fase successiva.
L’iniziativa si inserisce nel programma di interventi finanziati dal “Fondo Bostrico”, fondo istituito con Legge 30 dicembre 2021, n. 234 per finanziare misure di tutela del territorio e prevenzione delle infestazioni da bostrico (Ips typographus), e mira non solo a migliorare la stabilità e la qualità dei popolamenti, ma anche a sostenere le imprese boschive e le segherie trentine per dare risposte concrete al calo di disponibilità di legname dai boschi a causa di Vaia e del bostrico. Una linea di intervento riguarda proprio la possibilità di ricavare parte del legname mancante sul mercato riprendendo le attività di diradamento che venivano spesso tralasciate da parte dei proprietari a causa degli elevati costi. L'attuale situazione di mercato, con prezzi del legname molto alti, rappresenta una valida opportunità per riprogrammare queste operazioni: il progetto mira al loro studio e diffusione. Un obiettivo strategico per un territorio che guarda alla gestione forestale come risorsa ambientale, economica e culturale di lungo periodo.
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