Ad aprire l'evento, moderato da Andrea Bongiovannni, le immagini della storica gara, accolte da un lungo applauso in sala a dimostrazione di un’emozione che, a distanza di mesi, non accenna a spegnersi.
A prendere per primo il testimone di una virutale staffetta, il capitano Edoardo Scotti, che racconta cosa resta a distanza di quasi due mesi dal successo di Birmingham, ma soprattutto ciò che è partito da lì e che continua a cambiare, come un flusso continuo: “Quando siamo in pista viviamo come all'interno di una bolla e non ci rendiamo conto fino in fondo di ciò che stiamo realizzando. Rivedere quel video è un'emozione sempre nuova. Sono sicuro che, quando tra qualche anno guarderemo indietro a questa impresa, ci chiederemo perfino come siamo riusciti a compierla”.
Una dinamica quasi fiabesca anche per Luca Sito: "Ogni volta che guardiamo quelle immagini riaffiorano gli stessi sentimenti. Non eravamo a conoscenza della situazione del medagliere e forse è stato un bene: abbiamo corso leggeri, senza pressioni, ma mantenendo una concentrazione assoluta”.
Una favola è anche la parabola di Mohamed Soudassi, talento siracusano scoperto quasi per gioco: “Ho iniziato tre anni fa correndo sulla sabbia in riva al mare, poi ho giocato a calcio. Dopo una serie di infortuni ho tenuto duro e oggi mi ritrovo qui, dopo aver siglato un tempo finale che io stesso non avrei mai immaginato”.
Sull'importanza dell'ultima frazione si è espresso Lorenzo Benati: “La chiusura della staffetta è quella che spesso si prende i titoli dei giornali, ma resta sempre il risultato di un profondo lavoro di squadra. La staffetta è la disciplina più affascinante dell'atletica: un passaggio continuo in cui l'obiettivo comune si raggiunge solo se ognuno vive la propria prova con serenità e dedizione”.
Il Direttore Tecnico FIDAL Antonio La Torre ha inserito la vittoria di Birmingham all'interno del momento d'oro dell'atletica italiana: “Questi quattro ragazzi rappresentano la summa di un percorso di crescita durato cinque anni, un passaggio tra Scilla e Cariddi superato con maestria. Negli oltre 100 anni di storia delle grandi manifestazioni, l'Italia ha conquistato 400 medaglie complessive: ben 107 di queste sono arrivate negli ultimi 5 anni, insieme al 30% degli ori totali. Non è un caso, ma il segnale concreto di una raggiunta maturità e consapevolezza di tutto il movimento”.
La Torre si è poi soffermato sul potenziale di Soudassi: “Mohamed possiede tutte le caratteristiche per diventare un ottocentista di livello mondiale. È una sfida che deve sentire prima di tutto sua, preservando quella freschezza originaria all'interno di una struttura tecnica ben definita”.
Non solo atletica, ma anche lo studio e le ambizioni di carriera di questi quattro straordinari atleti al vertice del successo, ma proiettati verso il futuro. Dal sogno di aiutare gli altri studiando medicina, all’amore per il cinema, fino agli studi di economia, per aiutare concretamente le persone.
“Il livello culturale dell'atletica italiana è cresciuto notevolmente”, ha evidenziato La Torre. “Parliamo di atleti che, oltre all'impegno in pista, studiano e costruiscono il proprio domani con la consapevolezza di quanto sia duro conquistare ogni traguardo”.
Sul finale, lo sguardo è tornato alla pista e alle prossime sfide, tra obiettivi personali da migliorare e un traguardo di squadra condiviso: continuare ad essere invincibili.




