Sabato, 03 Ottobre 2026 - 12:47 Comunicato 2906

Andrea Dovizioso, non solo asfalto per l'ex campione di MotoGP

In piazza Cesare Battisti come in un paddock di MotoGP, grazie all'evento con Andrea Dovizioso, ex pilota e più volte vicecampione nella classe regina del motociclismo mondiale, in dialogo con i giornalisti Matteo Solinghi, Lorenzo Baroni e Ruben Martini. 24 vittorie nel Motomondiale, un mondiale vinto a 18 anni (in classe 125, nel 2004) e un’avventura che continua ancora oggi, fornendo assistenza ai piloti e vestendo i panni di coach e collaudatore del team Yamaha.
Meet&Greet Nella foto: Andrea Dovizioso [ Martina Massetti - Archivio Ufficio Stampa PAT]

L’amore di una vita quello di Andrea Dovizioso per le due ruote. Una passione naturale e un’innata capacità di essere tecnico, meccanico, telemetrista oltre che pilota, anche di motocross. “Con le mani – ha raccontato il campione romagnolo – nei motori sempre e da sempre. Grazie anche al mio babbo che mi permetteva tutto.” Naturalmente, si diceva. “Senza mai cercare nulla. La sensibilità, l’orecchio son venuti da soli. E questa è stata la caratteristica, il tratto che mi ha più aiutato nella professione.” Dove, ha poi spiegato “il poco tempo a disposizione nei turni di test e nelle pause tra uno e all’altro mette in serie difficoltà il lavoro e il dialogo con ingegneri e tecnici.”

Il lavoro, il tantissimo lavoro che sta dietro le quinte di ogni piega, ogni gara o test. Anche di questo si è parlato perché la Ducati di oggi è il risultato di un progetto durato un decennio di cui Andrea Dovizioso è stato l’artefice, uno dei più importanti. “Abbiamo passato tanti anni tosti. Partendo dalla moto di Casey Stoner - l’unico capace di guidarla era lui – per uno sviluppo costato mesi su mesi. Con risultati progressivi. Arrivati dandosi tempo e lavorando su ogni aspetto. Fino a quando dal 2018 al 2020 siamo stati tra i più forti. Non i più forti, ancora. Ma lì con i migliori. Mentre oggi…” Il presente, già. Chi vincerà il Mondiale?  Risata del Dovi, che ha risposto con diplomazia: “da appassionato sono felice di vedere almeno tre piloti a contendersi il titolo. Marquez è il più esperto e il più forte ma combatte con un limite fisico e la Aprilia è molto competitiva.” Finale tutto da giocare, dunque.

Così come il futuro. Altra domanda difficile: che stagione sarà la prossima con le nuove gomme? “Una rivoluzione. Anche se dovremo attendere qualche anno per vederne i risultati. Anche in ragione dei cambiamenti che saranno molteplici. Tornare indietro e rinunciare all’abbassatore? Per i piloti sarà più divertente, credo.” Divertimento. Come in pista. Ha ricordato Baroni come nel corpo a corpo Dovi-Marquez “e soffrivo perché con lui era durissima. Ma a volte ho trovato il modo, conoscevo il momento per attaccarlo e, a volte, mi è riuscito.” Anche se non c’era solo Marc. Ecco, chi erano gli altri, quali le loro caratteristiche principali? “In Lorenzo la determinazione, Stoner era il talento puro, il più bello in moto, di Rossi l’intelligenza, mentre Marquez era ed è il pilota completo. Poi c’era Pedrosa, lui mi ha fatto dormire poco la notte!” E c’era anche Marco Simoncelli, avversario fin da bambini “una sfida continua, dalla minimoto alla MotoGP, rivalità feroce. Avversari da sempre ma ci siamo, però, sempre rispettati.”

Progetti di ieri e oggi. Come il podcast dal titolo “04 bar” che riprende il suo numero di gara, e quello del suo nuovo progetto quel 04 Park - Monte Coralli “avevo un sogno – ha concluso Dovizioso - di creare un parco, un punto di ritrovo per gli appassionati, in mezzo al verde. Con una pista da motocross e luoghi di condivisione.” Un sogno realizzato. Come quello dei fan che al termine dell’evento hanno avuto l’occasione, lo spazio per un autografo, due chiacchiere, un selfie.

(em)


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