Il ministro Giuli è partito dall'acquisizione di due opere straordinarie (un Caravaggio per 30 milioni di euro e un Antonello da Messina per 12,5 milioni "utilizzando apposite risorse non distolte da altri settori o servizi") per evidenziare il ruolo dello Stato "nel valorizzare opere uniche altrimenti sottratte alla visione della collettività che in questo modo se ne appropria. Vogliamo soddisfare un bisogno crescente di cultura attraverso una strategia che non si limita soltanto all'acquisizione di beni di altissimo valore ma alla movimentazione delle opere per fare in modo che la comunità sia costantemente in dialogo con la storia, con i valori che custodisce, per accrescere il senso di appartenenza che affonda in profonde radici". E se l'impegno del ministro (arrivato da Venezia) è quello di cercare di garantire la disponibilità affinché beni e palazzi di altissimo pregio (come palazzo Labia ricco di affreschi del Tiepolo) "restino a disposizione della cittadinanza" c'è la necessità di favorire ulteriormente il rapporto virtuoso pubblico-privato per stimolare le erogazioni liberali (arrivate ad 1,2 miliardi di euro) allargando i progetti ai beni ecclesiastici e alle dimore storiche. "L'art bonus c'è e funziona - ha puntualizzato Giulli -. Dobbiamo comprendere le enormi potenzialità di un'azione che cambia paradigma: non più i grandi mecenati ma persone illuminate che concorrono alla tutela del patrimonio storico-artistico".
Da parte sua il governo lo scorso anno ha introdotto una misura che si è rivelata di fondamentale importanza per far decollare il mercato dell'arte: "La riduzione dell'Iva dal 22 al 5% (la più bassa in Europa) per la compravendita di opere d'arte era una misura attesa che ha portato - sono le parole del ministro - ad un risultato storico: un incremento del fatturato del 20% in un settore che rischiava il collasso. Un provvedimento raggiunto anche grazie al sostegno degli altri colleghi ministri e dell'intero Parlamento a testimonianza di una visione e di una strategia che risponde ad una crescente domanda di arte moderna (vedi la mostra di Balla al Mart di Rovereto) e contemporanea (con la Biennale)". Un richiamo ad un imprenditore illuminato come Adriano Olivelli per ricordare come una visione che ha saputo coniugare intrapresa privata e bene pubblico sia lo stimolo, come previsto dal decreto cultura, "per lavorare attraverso reti di comunità nelle aree più svantaggiate, per superare il concetto di periferia investendo sui giovani e cultura, sulle biblioteche come luoghi di potenziale socialità e non di conservazione dei libri. Il nostro obiettivo èn quello di attrarre energie e risorse per un'economia culturale sussidiata".
Arte non va declinata soltanto con cultura ed economia ma anche con diplomazia perché "anche attraverso organizzazione di mostre ed eventi come di attività di ricerche archeologiche riusciamo a stabilire un dialogo anche tra Paesi che sono in conflitto o vivono tensioni. Così l'Italia è vista anche come soggetto mediatore: anche questo è il potere dell'arte e della cultura". Infine non poteva mancare un passaggio sulle polemiche alla Biennale di Venezia "con il mio amico fraterno Buttafuoco con il quale mantengo un ottimo rapporto. Noi come governo siamo stati coerenti: abbiamo mantenuto il nostro impegno e la nostra collo0cazione stando dalla parte dei deboli e degli aggrediti. Il messaggio che arriva dalla Biennale Arte è la libertà, la bellezza, al di là di ogni polemica"




