Lunedì, 26 Gennaio 2026 - 16:40 Comunicato 167

Anche l’assessore provinciale all’energia al convegno “Dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione energetica” alla Camera di Commercio
Energia, la “forza” delle rinnovabili in Trentino

In occasione della Giornata nazionale dell’energia pulita, la Camera di Commercio di Trento ha promosso il convegno “Dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione energetica. Riflessioni sulle prospettive per le imprese di fronte alla crisi energetica globale: quale ruolo per le energie rinnovabili?”, dedicato a un confronto approfondito sulle trasformazioni in atto nel sistema energetico e sulle ricadute per il tessuto economico e territoriale.
Nel suo intervento, l’assessore provinciale all’urbanistica, energia, trasporti, sport e aree protette ha evidenziato l’impostazione strategica della Provincia autonoma di Trento, che anche grazie agli spazi di autonomia si è trovata in anticipo rispetto a molti altri territori italiani nel cammino verso le fonti rinnovabili, in particolare nell’idroelettrico. L’assessore ha ricordato come nel 2023 quasi metà dei consumi finali di energia in Trentino sia stata prodotta da fonti rinnovabili e come solo negli ultimi cinque anni siano stati installati impianti per 170 megawatt da rinnovabile, equivalenti al consumo di circa 53 mila utenze domestiche. Guardando al futuro, l’assessore ha indicato nell’accumulo la vera sfida dei prossimi anni, ovvero la capacità di rendere economicamente accessibili sistemi in grado di capitalizzare l’energia prodotta nei momenti di minore richiesta e di rimetterla in ciclo anche a distanza di tempo e di chilometri. In conclusione, ha richiamato la necessità di un approccio partecipato, facendo riferimento al valore delle comunità energetiche e alla tradizione cooperativistica trentina: la transizione energetica – ha concluso - è una sfida che si vince in un’ottica di sistema.

Ad aprire i lavori è stato il presidente della Camera di Commercio di Trento, Andrea De Zordo, che ha richiamato l’impegno costante dell’ente camerale nella promozione delle fonti rinnovabili e, in particolare, del modello delle comunità energetiche. Un impegno che si colloca in un contesto globale sempre più complesso, segnato da tensioni geopolitiche, dinamiche commerciali legate all’aumento dei costi dell’energia e criticità ambientali connesse, ad esempio, all’estrazione delle terre rare. «Si tratta di un percorso che non deve perdere di vista la sostenibilità socio-economica», ha sottolineato De Zordo, ricordando come alla transizione possano e debbano contribuire anche strumenti spesso trascurati: «per realizzarla può dare ancora un contributo la fonte più pulita di tutte, il risparmio energetico, un concetto che oggi, di fronte agli enormi fabbisogni di energia dei datacenter, va sempre meno di moda».

Uno sguardo di respiro internazionale è arrivato dall’intervento di Ada Rosa Balzan (“Gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite nel contesto energetico mondiale”), esperta indipendente di sostenibilità alle Nazioni Unite, che ha richiamato il ritardo nell’attuazione delle politiche previste dall’Agenda 2030. «L’Onu chiede di fare di più», ha affermato Balzan, sottolineando come l’Europa abbia compiuto passi importanti sul fronte del mix energetico e delle rinnovabili, anche perché «ci siamo resi conto che l’indipendenza energetica è un pilastro della nostra sovranità politica». Restano però criticità sul versante della collaborazione pubblico-privato e dei partenariati internazionali, così come sul coinvolgimento dei cittadini: «La rivoluzione energetica implica un cambiamento di mentalità che deve venire dal basso e non può essere calato dall’alto».

Il tema delle comunità energetiche è stato approfondito da Alessandro Prada, (“Energia del futuro: la ricerca di soluzioni possibili”), professore associato del dipartimento di ingegneria dell’Università di Trento, che le ha definite «uno strumento efficace che permetterà in futuro un impiego sostenibile ed efficiente delle fonti rinnovabili». Prada ha tuttavia richiamato le criticità legate alla crescente riduzione dell’uso delle fonti fossili, che può generare instabilità delle reti elettriche a causa della scarsa prevedibilità della produzione rinnovabile, con conseguenze come il blackout su larga scala che si è verificato lo scorso anno in Spagna. Ecco perché l’autoconsumo locale reso possibile dalle comunità energetiche rappresenta «una soluzione semplice ed efficace: esso consente di gestire su scala locale domanda e offerta favorendo risparmi di gestione e di trasporto dell’energia». Le CER hanno inoltre una forte dimensione sociale, perché «rendono i consumatori meno passivi e più attori di una comunità di produzione e consumo».

Un focus specifico è stato dedicato all’idrogeno da Luigi Crema, direttore del Center for Sustainable Energy della Fondazione Bruno Kessler (“Il ruolo dell’idrogeno nella transizione energetica”), che ha illustrato i progetti di ricerca e sviluppo avviati da FBK e il quadro della strategia europea sull’idrogeno. Crema ha ricordato come l’Europa stia puntando su questa tecnologia anche attraverso il corridoio europeo dell’idrogeno, una rete infrastrutturale che si estenderà per circa 53 mila chilometri, e come FBK stia già lavorando con partner industriali come Snam e Shell su progetti di stoccaggio dell’idrogeno in strutture finora utilizzate per il gas naturale. L’idrogeno è riconosciuto come una risorsa strategica per il futuro, ma «l’uso di questa fonte a zero emissioni pone grandi problemi di competitività tecnologica e logistica». Da qui l’appello a continuare a investire in ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico e a prevedere interventi normativi che vincolino le imprese beneficiarie di contributi pubblici per la transizione energetica all’utilizzo di tecnologie europee, così da ammortizzare i costi di ricerca.

A completare il quadro è stato l’intervento di Marco Pugliese, (“La rivoluzione energetica globale: scenari, sfide e prospettive”) presidente di OpenIndustria e docente a contratto all’Università di Bolzano, che ha messo in luce gli intrecci tra energia, geopolitica e finanza. A livello globale, ha ricordato, «ancora oggi oltre l’80 per cento del mix energetico è fossile», a conferma della presenza di forti interessi politici ed economici che spingono verso il mantenimento degli equilibri tradizionali. «La transizione energetica è una questione di sovranità: chi controlla l’energia e la filiera controlla il futuro», ha affermato Pugliese, avvertendo che una transizione non governata con attenzione rischia di diventare «la causa di forti crisi politiche».

Il convegno si è concluso con una tavola rotonda che ha messo a confronto i diversi punti di vista emersi nel corso della mattinata, ribadendo come la transizione energetica, celebrata nella Giornata nazionale dell’energia pulita, richieda un approccio integrato e condiviso tra istituzioni, imprese, mondo della ricerca e cittadini, capace di tenere insieme tutela ambientale, sostenibilità economica e coesione sociale.

(Ufficio stampa Camera di Commercio di Trento)

(us)


Immagini