La presenza del cormorano in Trentino, inizialmente sporadica, è diventata nel tempo stabile e numericamente consistente. I monitoraggi condotti dal Servizio faunistico documentano una popolazione media di circa quattrocento individui svernanti, concentrati soprattutto lungo i corsi d’acqua di fondovalle, gli stessi ambienti che rappresentano l’habitat della trota marmorata, specie autoctona di elevato valore naturalistico e inserita tra quelle di interesse comunitario. Nonostante gli ingenti investimenti per la rinaturalizzazione degli alvei e il rafforzamento delle attività di ripopolamento, la pressione predatoria esercitata dal cormorano continua a incidere in modo significativo sulla ripresa della specie.
Il nuovo piano conferma la necessità di affiancare alle azioni ambientali un controllo mirato, con l’obiettivo di allontanare i cormorani dai tratti fluviali più sensibili e indirizzarli verso aree dove possono alimentarsi di specie che non destano particolari preoccupazioni dal punto di vista conservazionistico, come i grandi laghi. Le misure previste continuano a puntare prioritariamente sulla dissuasione, affiancata da un prelievo rafforzativo definito su base annuale e costantemente monitorato.
Tra le principali novità del piano vi è una semplificazione dell’impianto operativo: il numero massimo di abbattimenti viene ora definito su cinque macroaree omogenee (Adige, Avisio, Fersina-Brenta, Noce e Sarca-Chiese), superando la precedente articolazione in 19 tratti specifici. Viene inoltre rivista la gestione temporale degli interventi, eliminando il limite massimo giornaliero di due capi per singolo tratto e rendendo più flessibile la sequenza delle azioni di dissuasione e controllo, sempre nel rispetto dei criteri di gradualità. Un ulteriore elemento di rafforzamento riguarda il coinvolgimento del personale di vigilanza, che potrà affiancare i cacciatori autorizzati nelle attività di dissuasione letale.




