«La mostra al METS non è soltanto un’esposizione di oggetti, ma un racconto corale che attraversa la memoria delle nostre comunità alpine. I giocattoli di legno parlano un linguaggio semplice e insieme profondissimo: quello della vita quotidiana, del lavoro, delle aspirazioni e delle fatiche di intere generazioni. Questi piccoli manufatti, nati in contesti come la Val Gardena e la Val di Fassa, sono testimonianze straordinarie di creatività diffusa, ma anche strumenti culturali potentissimi. Non dobbiamo infatti dimenticare che il giocattolo, soprattutto in passato, non era mai neutro: esso contribuiva a costruire identità e ruoli, spesso in modo implicito ma incisivo. Bambole, cucine in miniatura, utensili domestici da una parte; attrezzi da lavoro, animali da traino, strumenti artigianali dall’altra: già nell’infanzia si delineava una distinzione netta tra ciò che era considerato 'adatto' alle bambine e ciò che spettava ai bambini. Il gioco diventava così un primo dispositivo educativo, capace di trasmettere – e talvolta cristallizzare – aspettative sociali e modelli di comportamento. Per questo ritengo 'L’officina dei giocattoli' un’occasione preziosa: ci ricorda da dove veniamo, ma soprattutto ci aiuta a capire come vogliamo educare le nuove generazioni. Perché anche nei gesti più semplici, come il gioco, si costruisce il futuro di una comunità», questo il pensiero dell'assessore provinciale all'istruzione, cultura, per i giovani e per le pari opportunità, Francesca Gerosa.
“Questa nuova iniziativa espositiva del METS raggiunge due rilevanti obiettivi: quello di valorizzare e mettere a disposizione della comunità un’importante acquisizione patrimoniale realizzata dal Museo, che ne integra e ne impreziosisce in maniera significativa le già ricche raccolte, e quello di approfondire un tema che riveste un ruolo fondamentale per la storia e la cultura alpina. Merito dei curatori è quello di aver saputo trattare un percorso culturale difficile in maniera allo stesso tempo scientificamente ineccepibile e comunicativamente coinvolgente. Un’agile e piacevole sequenza di testi, immagini, filmati, punti laboratoriali consente al visitatore di ogni età di immergersi in una moltitudine di giocattoli di straordinaria originalità e preziosità: un suggestivo tuffo nel passato per gli adulti e un’occasione esperienziale unica per i più piccoli” ha spiegato il presidente del METS Ezio Amistadi.
"Il METS sta svolgendo un ruolo di grande valore sul nostro territorio: accanto a una programmazione espositiva di grande rilievo, porta avanti una costante collaborazione con l’amministrazione e con le realtà del nostro Comune, rendendo il Museo uno spazio di cultura aperto alla comunità. L’amministrazione comunale continua ad affiancare e sostenere questo percorso, riconoscendo nel Museo un punto di riferimento non solo culturale ma anche didattico e turistico per tutto il territorio" ha infine aggiunto l’assessore alla cultura del Comune di San Michele all’Adige Luca Dalla Valle.
La mostra è l’occasione per presentare una parte di una collezione di eccezionale valore, composta da centinaia di giocattoli di legno, intagliati e dipinti artigianalmente, recentemente acquisita dal Museo, che costituisce una testimonianza preziosa, rara e autorevole del gioco nelle diverse classi sociali.
Cosa ci racconta un giocattolo di legno? Che cosa può insegnarci un giocattolo antico? Per comprenderlo, è necessario fare un passo indietro.
La storia dei giocattoli si intreccia con le vicende delle comunità della montagna, che nella realizzazione di questi piccoli capolavori d’intaglio hanno trovato nel legno una risorsa fondamentale. Nei mesi di forzata inattività invernale, quando il lavoro nei campi, nei prati e nei boschi si interrompeva e un’economia di stretta sussistenza imponeva di integrare i redditi assai modesti con altre attività, le famiglie contadine si dedicavano all’intaglio del legno, una materia prima abbondante e facilmente reperibile. In questo contesto, il contadino diventava anche artigiano, sviluppando competenze tecniche e dando prova di una creatività che si esprimevano tanto nella produzione devozionale quanto nella realizzazione di giocattoli.
Particolarmente significativa è la diffusione di questa attività in vallate come la Val Gardena e la Val di Fassa, dove l’arte dell’intaglio raggiunse livelli di eccellenza. L’ideazione e la realizzazione dei giocattoli richiedevano non solo esperienza nella lavorazione del legno, ma anche fantasia e competenze tecniche, necessarie soprattutto per la costruzione di meccanismi semplici, ma efficaci. La produzione coinvolgeva uomini, donne e talvolta anche bambini, delineando un quadro complesso di abilità, necessità e sacrificio, come testimoniano documenti e stampe dell’inizio del XIX secolo.
Accanto alla produzione, un ruolo centrale è svolto anche dal commercio ambulante. Venditori itineranti percorrevano l’Europa portando con sé manufatti locali, contribuendo alla diffusione dei giocattoli ben oltre i confini delle vallate e favorendo il passaggio da una produzione domestica a forme più strutturate di artigianato e infine, talvolta, di manifattura.
Ma il giocattolo non è solo un oggetto di artigianato, poiché rivestiva e, per quanto in forme diverse, riveste tuttora una funzione educativa fondamentale. Attraverso il dono, la famiglia trasmetteva (e spesso imponeva) valori e aspettative, orientando i bambini e le bambine verso il loro futuro nella comunità. Bambole, utensili, attrezzi in miniatura o altari domestici riflettevano una visione del mondo in cui il gioco diventa strumento di formazione e di attribuzione di un preciso ruolo sociale.
“L’officina dei giocattoli” è quindi un percorso che invita a riflettere, riscoprendo un passato non privo di contraddizioni ma ricco di senso, e a riconoscere nel giocattolo un prezioso strumento per comprendere la società di ieri e aprire una riflessione su quella di oggi.
Integra il percorso espositivo una zona ludica, pensata “a misura di bambini e famiglie”, nella quale sarà possibile cimentarsi nell’esperienza del gioco in maniera libera e spontanea.
La mostra è visitabile fino al 30 novembre 2026.




