"Trentino DataMine è riuscita a coniugare lo sforzo di partenariato pubblico-privato istituzionalizzato con il rispetto dei termini sfidanti posti dal PNRR, ultimando questa infrastruttura sotterranea, un unicum a livello mondiale che rispetta tutti i requisiti del più alto standard di sicurezza e la massima sostenibilità. Si tratta di un sistema scalabile, in più lotti, che prevede un'espansione fino al raggiungimento di 6 megawatt di potenza. Grazie al PNRR siamo riusciti nei tempi previsti a realizzare il collegamento fra l'ambiente ipogeo e il fuori terra con un'opera ingegneristicamente sfidante, un risultato che ci riempie di grande soddisfazione", ha evidenziato Bonn.
Presenti alla visita, tra gli altri, il presidente e il segretario generale della Fondazione Bruno Kessler Ferruccio Resta e Andrea Simoni, il presidente di Trentino Digitale Paolo Girardi, il presidente e il direttore generale di Trentino Sviluppo Giuseppe Consoli e Paolo Pretti, la dirigente dirigente generale del Dipartimento sviluppo economico, ricerca e lavoro della Provincia autonoma di Trento Laura Pedron, il dirigente generale dell'Agenzia provinciale per gli appalti e contratti PAT Antonio Tita, i vertici di Dedagroup, Covi Costruzioni, GPI, ISA - Istituto Atesino di Sviluppo della struttura societaria Trentino DataMine S.r.l.
L'impegno finanziario totale supera i 50 milioni di euro, di cui 18,4 milioni derivano dalla Missione 4, Componente 2, Investimento 3.1 del PNRR. L'Università di Trento è il soggetto attuatore e guida scientifica del progetto, denominato Intacture — The Natural Home of Data. Come sottolineato dal rettore Deflorian, si tratta di un'iniziativa stimolante e impegnativa, che è riuscita a rispettare i tempi sfidanti richiesti grazie al supporto della Provincia, che ha sempre creduto a questo progetto e alla partecipazione di società espressione del territorio. Una realizzazione tutta trentina, che rappresenta una leva di sviluppo e un'opportunità formidabile per il Trentino. Il data center rappresenta infatti un'occasione per enti pubblici e privati di trovare servizi e possibilità finora non disponibili. La struttura, che sarà inaugurata nei prossimi mesi, è pensata anche per essere aperta a visite didattiche e convegni, fruibile per attività di formazione e divulgazione, comprendendo uffici, un auditorium e spazi dedicati al pubblico.
Trentino DataMine ha completato il data center in meno di due anni e mezzo dalla costituzione della società, progettando, scavando, cablando e certificando l'infrastruttura dentro una miniera attiva, sotto la roccia dolomitica. Sono stati estratti 63.000 metri cubi di roccia, scavati quindici chilometri lineari di gallerie, che si estendono per centosettanta metri e realizzando un cavedio verticale, chiamato "fornello", che collega la superficie alle gallerie operative di oltre quaranta metri. Attualmente, nella fase di avvio, il data center opera a 800 kilowatt. Le sale server si trovano a cento metri di profondità, in un ambiente a temperatura costante di dodici gradi, con umidità assente, condizioni che nessun data center di superficie può replicare senza un sistema di raffreddamento meccanico di grande potenza, garantito in questo caso dalla roccia. La sostenibilità, infatti, è una conseguenza strutturale della scelta del luogo: l’aria fresca della valle viene immessa nei sistemi senza ricorso a raffreddamento meccanico aggiuntivo; il condizionamento avviene in circuito chiuso e l’acqua non evapora e non viene consumata. L’energia è interamente rinnovabile, prevalentemente idroelettrica e di produzione locale. Da non dimenticare la riduzione significativa dell'impatto ambientale: nella stessa montagna in cui Intacture si appresta ad ospitare dati e capacità di calcolo, convivono già da decenni le celle per la conservazione delle mele, dello spumante e gli spazi per i formaggi. Una delle peculiarità del progetto, infatti, è che si tratta di un intervento in uno spazio vivo, in cui altre attività economiche continuano a svolgersi in parallelo.
Fotoservizio a cura dell'Ufficio Stampa




