“In Trentino siamo convinti che la ricerca produca valore solo se inserita in un ecosistema che favorisca il trasferimento tecnologico e l’incontro con l’industria” è il commento del presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti oggi rappresentata a Bologna dal vicepresidente Achille Spinelli - “Per questo abbiamo costruito nel tempo un sistema integrato che mette in rete università, centri di ricerca, imprese e istituzioni, con relazioni stabili e una visione di lungo periodo. Il riconoscimento del Trentino come Regional Innovation Valley conferma la solidità di questo approccio. Alla base c’è l’autonomia speciale, che per noi è una leva concreta di sviluppo: ci consente di programmare, sperimentare e investire con continuità nella ricerca e nell’innovazione. È così che il Trentino si propone come partner affidabile per il sistema nazionale ed europeo dell’innovazione, mettendo a disposizione il proprio modello e la propria autonomia per contribuire all’Europa di domani”.
Il vicepresidente e assessore allo sviluppo economico, lavoro, famiglia, università e ricerca, Achille Spinelli oggi a Bologna ha commentato: “La Regional Innovation Scoreboard 2025 colloca il Trentino al primo posto in Italia tra i strong innovator e tra i territori più dinamici d’Europa. Questo è il frutto di investimenti crescenti in ricerca e sviluppo, di una forte capacità di attrarre fondi europei e di un’elevata qualità della produzione scientifica. Oggi investiamo oltre 400 milioni di euro in ricerca e sviluppo e contiamo più di 5.000 addetti impegnati a trasformare la conoscenza in valore. Accorciare le distanze tra ricerca e industria, anche attraverso l’open innovation, è la nostra priorità. In Trentino la sinergia tra chi produce conoscenza e chi produce valore è già una pratica consolidata”.
Secondo i dati Istat, in Italia circa il 60% delle imprese manifatturiere dichiara di innovare, ma in due casi su tre si tratta di innovazioni ambientali e meno del 20% introduce prodotti realmente nuovi sul mercato. A ciò si aggiunge un investimento in ricerca e sviluppo pari allo 0,8% del PIL (tra i più bassi in Europa) e una limitata propensione all’open innovation, elementi che indeboliscono la capacità del sistema produttivo di competere sui mercati ad alto contenuto tecnologico.
Le criticità si estendono anche al contesto della ricerca. L’analisi dei progetti finanziati in Horizon 2020 e Horizon Europe mostra una forte frammentazione tematica e un orientamento prevalente verso ambiti non di frontiera. Nei settori tecnologicamente più avanzati - quali ad esempio neuroscienze, quantum, sicurezza e spazio - il posizionamento italiano appare ancora fragile, rendendo necessario un ripensamento delle strategie di partecipazione ai programmi europei e delle politiche di trasferimento tecnologico.
E’ quanto emerso dall'intervento del presidente FBK, Ferruccio Resta, nel corso dell’evento “For a Human Centered Future. Ricerca e industria per l’Europa di domani”, terzo appuntamento annuale nazionale promosso dalla Fondazione Bruno Kessler in linea con il Piano di Mandato 2024–2027. L’incontro ha offerto un’analisi delle priorità politiche e scientifiche che guideranno la ricerca europea e delle ricadute attese sul sistema industriale, grazie a un panel di relatori di primo piano.
Così il ministro Anna Maria Bernini in un video messaggio: “In una fase di trasformazioni profonde, la ricerca scientifica è ciò che trasforma l’incertezza in visione. Non esiste industria competitiva senza università forti, non esiste innovazione senza ricercatori, non esiste crescita senza persone. È per questo che realtà di eccellenza come la Fondazione Bruno Kessler sono decisive: perché uniscono ricerca di frontiera e impatto reale. Il nostro compito è creare le condizioni perché il talento resti in Italia e le idee diventino lavoro di qualità. Perché il futuro non si aspetta: si progetta insieme.”
“Le transizioni tecnologiche e produttive in atto stanno ridisegnando manifattura, sanità, energia, difesa e servizi, e la politica industriale non può permettersi di guardare altrove” ha commentato Ferruccio Resta, Presidente di FBK. “La Fondazione Bruno Kessler affronta questo cambiamento investendo sui giovani ricercatori e ricercatrici, sostenendo percorsi che trasformano la ricerca in iniziativa imprenditoriale e consolidando collaborazioni con l’industria capaci di accompagnare l’innovazione dalla frontiera scientifica alla sperimentazione sul campo. In un contesto europeo in cui nessuno può più farcela da solo, FBK opera come ponte tra le filiere del territorio e le reti dell’Unione Europea, trasformando competenze e conoscenza in impatto economico e sociale”.
E proprio in questo contesto si colloca l’azione della Fondazione Bruno Kessler, che punta su progetti di ricerca di frontiera e su un’interazione strutturata con il sistema produttivo. Le attività si concentrano su ambiti strategici come lo sviluppo di tecnologie quantistiche e in particolare di qubit superconduttivi, dove il team di ricerca del Centro Sensors & Devices ha raggiunto un traguardo storico: primo qubit interamente sviluppato e prodotto in Italia. Un risultato che abilita tecnologie più potenti e pone le basi per una piattaforma nazionale di innovazione quantistica.
Nelle Clean Room FBK vengono inoltre sviluppate tecniche di packaging ed elettronica flessibile miniaturizzata con applicazioni nel settore medicale e in particolare dell’oncologia di precisione, presidiando così il campo delle scienze della vita.
La capacità di tradurre progetti di ricerca in impresa ha portato FBK a finanziare attraverso un programma di Proof of Concept una ricerca su robotica e la visione artificiale, apprezzata anche in competizioni internazionali, ma anche a collaborare in maniera attiva con Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e con un importante operatore del trasporto pubblico come ATM, forte dell’esperienza trentennale della Fondazione nell’IA.
Il percorso sviluppato da FBK dimostra che un’innovazione solida nasce dall’integrazione tra ricerca avanzata, industria e reti europee. L’Europa che verrà dovrà saper rafforzare la propria capacità di investire sulle tecnologie di frontiera, valorizzare l’eccellenza scientifica e trasformarla in soluzioni industriali scalabili, per tornare a essere competitiva e protagonista nei grandi processi di innovazione globale.
L’evento - realizzato con il patrocinio di Regione Emilia Romagna, Provincia autonoma di Trento e con la media partnership di ANSA - è stato moderato da Massimo Sideri, inviato ed editorialista del Corriere della Sera, ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e dell’industria. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Bologna Matteo Lepore e del vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Vincenzo Colla, è stato proiettato il video intervento della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.
Sono seguiti gli interventi di Alessandro Perego, vice rettore del Politecnico di Milano e il panel dedicato alle politiche di ricerca nel nuovo Programma quadro europeo ha coinvolto Francesco Ubertini, presidente CINECA, Stefano Paleari, consigliere del ministro dell’Università e della Ricerca, Giovanni Molari, rettore dell’Università di Bologna, con una video intervista a Roberto Viola, Direttore Generale della DG Connect della Commissione Europea sull’importanza del quadro regolatorio europeo per essere competitivi con USA e Cina. Il confronto sull’impatto sul sistema industriale ha visto gli interventi di Antonio Marcegaglia (Marcegaglia Steel), Enrico Resmini (Acea), Stefania Boschetti (EY Italy Consortium), Silvia Arlanch (Gruppo Dolomiti Energia) e Stefano De Alessandri (Agenzia ANSA). Le conclusioni sono state affidate a Ferruccio Resta e ad Achille Spinelli, vicepresidente della Provincia autonoma di Trento.




