La Casa e l’Ospedale della Comunità di Mezzolombardo nascono come punto di riferimento per la sanità di prossimità a servizio di un bacino di oltre 36 mila cittadini, residenti nei Comuni della Rotaliana-Königsberg e della Paganella. La struttura rappresenta un nodo centrale di integrazione tra servizi sanitari, sociosanitari e sociali, alcuni già presenti e altri potenziati o introdotti, con l’obiettivo di offrire risposte più coordinate, accessibili e vicine ai bisogni delle persone.
La struttura di Mezzolombardo ospita le funzioni tipiche di una Casa della Comunità, a partire dal Punto unico di accesso (PUA), che rappresenta la porta di ingresso unitaria ai servizi sanitari e sociali, con attività di accoglienza, orientamento, supporto amministrativo, valutazione dei bisogni e avvio della presa in carico.
All’interno della Casa della Comunità trovano spazio l’assistenza primaria, con Medici di medicina generale organizzati in Aggregazioni funzionali territoriali, Pediatri di libera scelta e la continuità assistenziale (ex guardia medica). Accanto alla medicina di famiglia sarà garantita la presenza degli specialisti: dodici discipline tra area medica (cardiologia, diabetologia, endocrinologia, allergologia pediatrica, dermatologia) e area chirurgica (oculistica, ortottica, otorinolaringoiatria, odontoiatria, igiene dentale, maxillo facciale, proctologia). Sono già attivi, inoltre, una serie di percorsi di teleconsulto disponibili per i MMG (pneumologia, diabetologia, dermatologia, fisiatria). Un ruolo centrale sarà svolto dagli infermieri di famiglia e di comunità, che operano in stretta connessione con i medici e i servizi territoriali per la presa in carico delle persone con patologie croniche, fragilità o bisogni assistenziali complessi, valorizzando anche le risorse della comunità. La struttura ospita inoltre attività consultoriali, servizi di riabilitazione, salute mentale, diagnostica di base e iniziative di prevenzione e promozione della salute.
All’interno del San Giovanni si colloca anche l’Ospedale della Comunità, che rappresenta l’evoluzione di un percorso avviato nel 2019 con l’attivazione del primo nucleo aziendale di cure intermedie, in continuità con l’Hospice già presente in struttura. L’esperienza maturata negli anni, anche durante la fase pandemica, ha contribuito in modo significativo allo sviluppo e al consolidamento della rete delle cure intermedie in Trentino, in linea con quanto previsto dal DM 77/2022. L’Ospedale della Comunità è una struttura territoriale a bassa intensità di cura, destinata ad accogliere pazienti in dimissione dall’ospedale che necessitano di un periodo di stabilizzazione clinica e assistenziale, di recupero dell’autonomia e di accompagnamento al rientro a domicilio, in stretta integrazione con i servizi sanitari e sociali territoriali. Accoglie inoltre pazienti fragili o cronici provenienti dal domicilio, per i quali il ricovero ospedaliero risulterebbe inappropriato. Attualmente l’Ospedale della Comunità dispone di 12 posti letto, che diventeranno 15 con la riorganizzazione dell’attività dell’Hospice, rafforzando ulteriormente il ruolo della struttura nella rete territoriale dell’assistenza intermedia.
«La Casa della Comunità di Mezzolombardo – ha evidenziato il direttore generale di Asuit Antonio Ferro – è una struttura che nasce in un territorio con una storia precisa: già al momento della dismissione dell’ospedale, questo luogo era stato pensato come futura Casa della Comunità. Questo progetto si inserisce in un percorso più ampio e strategico di riorganizzazione territoriale avviato nel 2021, quindi prima ancora del DM 77. La nostra visione di una medicina di prossimità ha trovato successivamente piena corrispondenza nella normativa nazionale, confermando la bontà del lavoro intrapreso. Un elemento di forte novità è la riorganizzazione della medicina di famiglia, resa possibile grazie al lavoro dell’Assessorato e al confronto con le organizzazioni sindacali: il nuovo contratto, tra i primi in Italia, introduce le Aggregazioni Funzionali Territoriali e garantisce una risposta assistenziale 24 ore su 24. Questa struttura ospita inoltre un Ospedale di Comunità e servizi polispecialistici, favorendo un dialogo nuovo e costante tra i professionisti, capace di dare risposte più rapide e appropriate ai bisogni dei cittadini, anche attraverso l’utilizzo della telemedicina. Fondamentale è anche la dimensione sociale, con il Punto Unico di Accesso: la società e i nuclei familiari stanno cambiando, e i bisogni sociali si intrecciano sempre più con quelli sanitari. Qui la risposta è integrata. Stiamo lavorando anche sul tema delle liste di attesa e degli accessi al pronto soccorso, affinché i codici bianchi e verdi possano trovare una risposta appropriata nelle Case della Comunità. Questa inaugurazione – ha concluso Ferro – non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Seguiamo il modello trentino, mantenendo la capillarità degli ambulatori periferici e salvaguardando la prossimità delle cure. Voglio rassicurare fin da subito i cittadini: questo percorso rafforza, e non indebolisce, l’assistenza sul territorio».
Ad illustrare le attività e i servizi e a tracciare il cammino che darà piena operatività al percorso partecipativo di costruzione della Casa di Comunità è stata la direttrice sanitaria di Asuit Denise Signorelli. «Oggi inauguriamo il risultato di un percorso che il PNRR ha reso possibile sul piano infrastrutturale e funzionale, avviato nel 2023 e coordinato dal Dipartimento infrastrutture guidato dall’ingegner Furlani. Un percorso che proseguirà nei prossimi mesi con lo sviluppo organizzativo dei servizi, in coerenza con le indicazioni nazionali e con i documenti aziendali già approvati. La Casa della Comunità rappresenta il nodo centrale di una rete territoriale che ha nella prossimità e nella capillarità i suoi valori fondanti: accanto ai servizi presenti qui a Mezzolombardo, restano pienamente integrati i presidi territoriali e gli ambulatori diffusi sul territorio. Il prossimo passo sarà il consolidamento di questo modello, anche attraverso l’avvio di un dialogo strutturato e permanente con le comunità di valle, i sindaci, il terzo settore e il volontariato, per valorizzare una struttura che già oggi offre numerosi servizi e attività consolidate e per costruire insieme nuove progettualità a favore della salute della comunità, affinché ogni cittadino possa trovare in questo luogo orientamento e risposte adeguate ai propri bisogni di salute».
A nome delle autorità locali è intervenuto il presidente della Comunità di Valle Rotaliana-Königsberg Matteo Zandonai. «Le parole di chi mi ha preceduto richiamano concetti che come territori abbiamo ascoltato e condiviso più volte: l’introduzione di nuovi servizi e una visione rinnovata della sanità di prossimità. Oggi viviamo un passaggio importante, non solo dal punto di vista operativo ma anche simbolico. L’auspicio è che le comunità locali possano essere pienamente coinvolte nell’attuazione degli scenari delineati. Le comunità ci sono, così come i sindaci, e vogliamo lanciare un messaggio chiaro: siamo pronti a esserci, a collaborare e a metterci a disposizione in modo proattivo. Questa Casa della Comunità rappresenta un progetto sfidante e un’occasione che il territorio non può permettersi di perdere».
«Sappiamo che, anche grazie al progresso della medicina, della tecnologia e delle condizioni di vita – ha evidenziato il dirigente generale del Dipartimento provinciale salute, Andrea Ziglio – oggi si sopravvive più a lungo. Questo è un grande successo, ma comporta anche un cambiamento profondo della popolazione: aumentano le persone anziane, spesso con più patologie e con reti familiari sempre più fragili. Per rispondere in modo adeguato a questi bisogni servono nuovi modelli organizzativi. In questo senso, le Case della Comunità rappresentano un vero cambio di paradigma: strutture che non sostituiscono l’ospedale, ma lo affiancano e ne completano l’azione, rafforzando il ruolo del territorio come primo luogo di cura e di presa in carico continuativa. In questo percorso ci sono alcune parole chiave. La prima è integrazione, intesa come collaborazione strutturata tra servizi e professionisti diversi, in un’ottica multiprofessionale e interdisciplinare, capace di mettere realmente al centro i bisogni delle persone. In questo quadro, l’integrazione tra sanitario e sociale è decisiva, perché molte fragilità non sono solo cliniche, ma riguardano le condizioni di vita, l’autonomia, il supporto familiare e la partecipazione alla comunità. La seconda parola chiave, altrettanto fondamentale, è prevenzione: le Case della Comunità devono essere luoghi di promozione della salute a 360 gradi, dove il ruolo dell’infermiere di famiglia e di comunità è centrale per favorire un invecchiamento in salute e garantire la sostenibilità del sistema. Infine – ha concluso Ziglio - è essenziale l’integrazione con il volontariato, con le comunità locali e con tutte le realtà del territorio, insieme alla valorizzazione dei professionisti che vi operano, per assicurare a ogni cittadino risposte appropriate, tempestive e di qualità».
«Oggi – ha dichiarato l'assessore alla salute e politiche sociali, Mario Tonina -inauguriamo la terza Casa della Comunità in Trentino, alla presenza non solo dei professionisti della sanità ma anche dei sindaci della Rotaliana e della Paganella, dei presidenti di Comunità e anche dei consiglieri provinciali Girardi e Segnana, la quale nella scorsa legislatura aveva avviato questo percorso. Questa struttura rappresenta un punto di riferimento fondamentale per oltre 35.000 residenti ed è importante che i cittadini conoscano in modo chiaro i servizi e i percorsi garantiti al suo interno. In questi mesi la sanità trentina è chiamata ad affrontare sfide importanti: dall’avvio dell’Asuit, partita il primo gennaio scorso, al rafforzamento della sanità territoriale. In questo senso le 14 Case della Comunità che andremo ad inaugurare di qui alla primavera sono centrali, esse infatti sono uno degli strumenti principali per dare risposte più appropriate ai bisogni dei cittadini: gli ospedali restano centrali, ma da soli non bastano. Senza appropriatezza non è possibile garantire sostenibilità né ridurre le liste d’attesa. Attraverso queste strutture vogliamo rafforzare la prevenzione, valorizzare il lavoro dei professionisti e lavorare per un sistema che sia sempre più vicino alle persone».
«Questa struttura rappresenta un passaggio importante per il territorio e conferma il ruolo centrale della sanità territoriale, accanto agli ospedali, soprattutto in una fase complessa come quella che si è aperta dopo la pandemia per il reperimento di medici e infermieri - sono state le parole del presidente Fugatti -. Come amministratori stiamo lavorando affinché la sanità trentina continui ad eccellere e sia attrattiva anche in prospettiva futura. In questo percorso si inseriscono la facoltà di Medicina e il progetto del nuovo ospedale di Trento: a giugno avremo i primi laureati del Corso di laurea in Medicina e Chirurgia e già oggi oltre il 50% degli studenti ammessi al primo anno proviene dal Trentino. Accanto al percorso universitario sono fondamentali le scuole di specializzazione, per costruire un sistema capace di attrarre e trattenere giovani professionisti. Medicina sorgerà proprio vicino al nuovo ospedale, dando vita a una vera cittadella della sanità, inserita in un’Azienda con una visione integrata su tutto il territorio e in rete con gli ospedali periferici. Questo è l’auspicio per il futuro e l'obiettivo al quale stiamo lavorando», ha concluso il Presidente ringraziando tutti gli operatori sanitari per il lavoro quotidiano che svolgono a servizio della comunità». (vt, at)
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