Non è solo politica di potenza, è assenza di una dialettica politica, sostituita dall'autoritarismo, dalla violenza e dalla tecnocrazia. Ma, come ha ricordato la premio Nobel per la pace, spetta a noi ascoltare chi parla di pace, come papa Leone, e adoperarci per costruire un mondo diverso da quello dei predatori, sul piano economico così come su quello politico: in Iran, in Yemen, in Palestina, in Sudan, in tutti i regimi controllati dai dittatori e ovunque si allarga il gap fra ricchi e poveri. La globalizzazione che vogliamo è una globalizzazione che vada a vantaggio di tutti e non lasci indietro nessuno.
Magnani ha aperto il panel spiegando che Trump, con la sua politica aggressiva, ironicamente sta aiutando la Cina a diventare quello che ha cercato di essere per tanto tempo, un partner "amichevole", che cerca almeno a parole di mediare nelle tensioni internazionali. Tuttavia la verità è che siamo entrati un un mondo "muscolare", dove le controversie si risolvono con la violenza. Gli esempi più eclatanti sono ovviamente Putin che muove guerra all'Ucraina, Trump che vuole impossessarsi di altre aree del mondo come la Groenlandia o la Cina che rivendica il possesso di Taiwan. ma questo lo vediamo anche nella politica interna: è noto l'episodio di Bin Salman, dopo la sua scesa al potere, che convoca i maggiorenti dell'Arabia Saudita in un albergo, sequestra loro i telefoni, e poi strappa loro con la forza ciò di cui ha bisogno. In qualche modo imita Cesare Borgia.
Il mondo finanziario, chiosa Modiano, è sulla difensiva. la finanza ama la stabilità, l'incertezza misurabile, i rischi che possono essere coperti. Odia l'arbitrio, che è nemico delle strategie finanziarie. E poi la finanza mondiale, pur se mostruosa, delle virtù le aveva: odiava i confini, amava la mobilità delle persone e dei capitali, favoriva la pace, se non altro per interesse.
Nel frattempo, ha detto Capanna, nessuno parla più dei cambiamenti climatici. Stiamo continuando ad avvelenare il mondo, mentre l'attenzione si rivolge altrove, alla produzione e acquisto di armi. Alla luce di questo si capisce meglio cosa intende papa Francesco quando dice che questa economia uccide. E' possibile immaginare in un festival come questo pensare di organizzare almeno una mezza mattinata sul tema della critica al profitto? Attenzione, profitto, non legittimo guadagno. Oggi, ha aggiunto, siamo obbligati a pensare a un nuovo ordine internazionale che superi gli stati e realizzi la democrazia nel mondo.
Con Fortunato il discorso si è spostato sul versante ecclesiastico, sulle tensioni presenti anche all'interno del cristianesimo americano, gli evangelici che sostengono Trump e l'idea che la ricchezza sia un segno della benevolenza divina. Il discorso è andato a san Francesco, che viveva in un momento in cui la chiesa era particolarmente corrotta, e che ad un certo punto scrive una lettera a tutti i potenti invitandoli a pensare al bene comune. Negli Usa, ha ricordato, abbiamo una moneta, il dollaro, con sopra la frase "in God we trust". Questo la dice lunga sul rapporto economia-potere. Ma anche in Italia c'è chi strumentalizza la fede, e poi invita a respingere i neri. Per contro, nello spirito degli incontri di Assisi, iniziati con Papa Giovanni Paolo II, la vera religione dovrebbe unire, non dividere. Gli uomini sono tutti in parte prede e in parte predatori. Nessuno è puro. Anche i santi si sono sempre definiti peccatori. Però ci sono i giovani. E' da loro che ci attediamo un cambiamento vero.
La guerra in Iran e i suoi effetti, ha ricordato il moderatore, provocano dei costi in Europa di 500 milioni di euro al giorno. Questa la situazione creata dall'ultimo conflitto in Medio Oriente, mentre si sta aprendo un nuovo scenario di conflitto a Cuba (forse per fini anche mediatici). Sul piano economico lo scenario è molto diverso dal passato, il capitalismo di oggi è l'opposto di quello di ieri. Nel dopoguerra in America i detentori delle ricchezze più grandi avevano aliquote fino a 90%. Anche in Italia (l'epoca citata è quella del ministro repubblicano Visentini, primi anni 70) le imposte crescevano al crescere della ricchezza fino al 70% e si cercava a dare al capitalismo, delle regole, un "volto umano". Oggi chi parla di regole in certi contesti è tacciato di essere l'anticristo.
In chiusura la Nobel Karman, che ha raccontato la sua storia. Giornalista, nel 2005 ha fondato un'associazione, "Giornaliste senza catene", e nel 2011 ha preso il Nobel per la pace. E' stata una delle protagoniste della "rivoluzione dei gelsomini" in Yemen, che aveva cacciato il dittatore. Purtroppo la situazione è precipitata, gli Houti, appoggiati dall'Iran, hanno preso il controllo di metà del Paese, l'altra metà è sotto il controllo saudita. E' come se vivessimo in una giungla, - ha detto - ma noi non siamo animali, siamo esseri umani. I dittatori usano la religione per fomentare l'odio fra le persone. Noi dobbiamo ascoltare chi parla di pace.




